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Visualizzazione dei post da maggio, 2026
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 DISCORSI DA BAR ( vintage) Ricordo i bar di una volta come luoghi particolarmente effervescenti. Non erano soltanto locali dove si servivano caffè, bevande e qualche alimento da consumare in fretta, quasi ingoiandolo al volo. Erano anche punti di ritrovo per gruppi di persone diversissime tra loro: vere e proprie piccole comunità. Le presenze e i contributi al buon funzionamento di queste comunità erano molto vari. C’era chi si fermava solo per pochi minuti, magari dopo aver “staccato” dal lavoro, e chi invece trascorreva davanti al bancone intere giornate. Questi ultimi non godevano certo della stima dei gestori, che li osservavano con un misto di disprezzo e compassione: parassiti e scansafatiche seriali, forse; oppure, ed ecco la parte compassionevole, persone fragili, sole, bisognose di affetto e comprensione. In quel contesto i bar erano davvero luoghi vivaci, dove si potevano cogliere le tendenze del momento. In qualche modo supplivano ai social che ancora non esistevano...
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 IL SOL DELL'AVVENIR (il quasi elettore di sinistra) Diciamocela tutta: dopo il referendum di marzo ci avevamo proprio creduto. A cosa? Al fatto che quei mostri al governo sarebbero cascati di botto, come le carte da briscola o da ramino quando da bambini ci costruivamo i castelli. Ricordi? Prima due carte come base, appoggiate a triangolo, poi si andava avanti secondo genio e fantasia. L’importante era che il castello restasse in piedi. Ma succedeva sempre qualcosa che lo faceva crollare: un soffio di vento, qualcuno che passando urtava il tavolino, o il solito buontempone che lo buttava giù apposta. Non a caso, “castello di carte” è un modo di dire perfetto. E così, dopo il trionfale referendum di marzo — quando avevamo respinto l’assalto alla “Costituzione più bella del mondo”, anche grazie a tanti giovani tornati a interessarsi di politica — sembrava davvero che questo governo di mostri, fascisti e reazionari che ci avvelena la vita da quattro anni fosse pronto a cadere come ...
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 NOI TIREREMO DRITTO (l'elettore di destra) E mo’ che dite? Ma come, a Venezia ce dovevate sfonnà e la segretaria del Partito Democratico, quella che ha studiato in Svizzera e si veste tutta con i colori strani, aveva detto che proprio da Venezia sarebbe scaturita la fine del governo. Del nostro governo di patrioti, ecco.   E invece dovete aspettare. Come ha scritto la nostra premier Giorgia Meloni su quel coso che prima si chiamava Twitter e adesso si chiama solo X: tutto a posto. Siamo ancora qua, come canta quel mattacchione di Vasco Rossi, che pure lui s’è permesso d’insultarci.   Ma pensavate davvero che dopo il referendum ci saremmo schiantati? Che Matteo Salvini e Antonio Tajani si sarebbero presi a pizze dalla mattina alla sera? Che quel buontempone del generale Roberto Vannacci ci avrebbe costretto alla resa e alle elezioni anticipate? Ma davvero davvero?   Non avete ancora capito che noi al governo ci ...
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 SCENDE ALLA PROSSIMA? (non sostare sugli scalini) E chi se lo scorda quell’avviso che stava dentro agli autobus di una volta, quelli dai colori vivaci — il verde bottiglia, l’arancione acceso — con la scritta perentoria: “Vietato sostare   sugli scalini” .  Una regola che veniva sistematicamente ignorata, e non certo per spirito di disobbedienza civile, ma per pura necessità: quando l’autobus era pieno, e spesso lo era  pieno come n’ovo , anche uno scalino formalmente proibito diventava un approdo accettabile pur di arrivare a destinazione.   Un’altra regola, valida ieri come oggi, è quella di non piazzarsi davanti alle porte d’uscita. E anche qui, inutile dirlo, accadeva e accade ancora di vedere l’esatto contrario.   Tutta questa divagazione per dire che, nella mia (quasi) quotidiana avventura sui mezzi pubblici romani, mi è capitato di dover faticare più del solito per scendere alla mia fermata. Davanti alla porta c’era un tizio molto robusto, con u...
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 LA ROMA E' UNA COSA SERIA (settimanale non incom) Secondo un ritornello usato e abusato, per il tifoso l’ultima di campionato somiglia all’ultimo — o agli ultimi — giorni di scuola. Almeno quelli di una volta, dei quali continuo a conservare un certo dolce ricordo. Quando, per concludere bene una stagione accompagnata da equazioni, capitoli di storia e botte di letteratura e, per i più fortunati, di latino e greco, si ricorreva alle interrogazioni last minute: colloqui con l’insegnante di turno che avvenivano, spesso, in posti ancora in attesa di omologazione, tipo i corridoi. Poi magari si strappava un sei riparatore o un rinforzante sette, e le vacanze erano salve. Tutti al mare. O altrove, a seconda dei gusti. Anche l’ultima di campionato può rivelarsi decisiva per le sorti della stagione della squadra del cuore e, quindi, condizionare gli umori estivi del tifoso che se la vive con patologia ossessivo‑compulsiva. Per esempio: la Roma, proprio all’ultima giornata, doveva vince...
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 AMARGA NAVIDAD di Pedro Almodovar   “Amarga Navidad”, titolo tratto da una celebre canzone di Chavela Vargas, è il ventiquattresimo lungometraggio di Pedro Almodóvar, presentato al Festival di Cannes 2026. La storia si sviluppa su due linee temporali distanti vent’anni , vicendevolmente collegate,   Nel 2004 incontriamo Elsa , regista “cult” che ha firmato due film di nicchia: opere poco redditizie al botteghino ma capaci di conquistare un piccolo seguito di cinefili appassionati di cinema d’autore. Oggi, però, Elsa si mantiene girando spot pubblicitari, mentre il suo compagno Bonifacio lavora come pompiere e, occasionalmente, come stripper — ed è proprio durante uno spettacolo di strip-tease che i due si conoscono. La vita di Elsa è segnata da fragilità emotive: emicranie, attacchi di panico, il lutto per la madre e la tragedia dell’amica che ha perso un figlio. Più di vent’anni dopo, nel 2026 , troviamo Raúl , un regista e scrittore in piena crisi creativa. Per...
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 STORIA DEL PCI di Paolo Spriano VII volume Il settimo volume dell’opera di Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano , nella versione pubblicata a suo tempo con l’Unità , affronta un tratto di storia relativamente breve ma densissimo di eventi e svolte che segneranno in modo irreversibile il destino dell’Italia e del PCI. Il racconto si apre nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio 1943 , quando la caduta di Mussolini apre uno spiraglio di speranza ma anche una fase di drammatica incertezza. Spriano ricostruisce i quarantacinque giorni che precedono l’armistizio dell’8 settembre: un periodo convulso, segnato dall’incapacità del governo Badoglio di assumere una linea chiara e, soprattutto, dall’ ignobile fuga del re verso Brindisi, che lascia il Paese senza guida proprio nel momento più critico. Da qui si dipana la sequenza degli eventi che ridisegnano la geografia politica e militare della penisola: in particolare, nel volume si affrontano le questioni r...
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 PER FORTUNA CHE C'E' RICCARDO (discorsi da bar)   Al bar c’è un tizio che incontro spesso, soprattutto il sabato mattina. Oggi ha consegnato all’uomo dietro al bancone — quello che di solito prepara caffè e dolci — un foglietto con le giocate del giorno. Scommesse sportive, ovviamente. Calcio, e cos’altro, nel paese dei santi, dei poeti, dei navigatori e dei CT della nazionale? Lo ammetto: quel tipo mi sta antipatico a pelle. Ha una voce stridula, quasi stonata, come un cantante che sbaglia nota e ti graffia i timpani. Ma non è solo il timbro a irritarmi: è la sostanza. Discorsi banali, da bar, senza un briciolo di profondità. Stamattina, per esempio, pontificava sul fatto che “non bisogna lamentarsi, il lavoro serve”. Lo diceva rivolto a una giovane donna già pronta per l’ufficio o per qualche negozio. Io, invece, ero lì in pantaloncini, pronto per il mare. Quella frase — il lavoro serve — mi ha fatto riflettere. E incazzare. Possibile che non si riesca nemmeno a immag...
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 ADELANTE (settimanale del quasi elettore di sinistra) Per conto mio, quelli della Flotilla sono veri e propri eroi. Grazie al loro coraggio il mondo può avere maggiore contezza dei crimini commessi dallo Stato d’Israele contro i palestinesi. E quando penso a queste persone che si sono imbarcate sapendo perfettamente cosa le aspettava, mi sento quasi una merda. Perché, mi chiedo, cosa faccio io, ogni giorno, per seguire il monito del vecchio Guevara, quello che invitava a sentire nel profondo del cuore tutte le ingiustizie commesse in ogni angolo della terra. Certo, in piazza ci sono sceso mille volte, ho scioperato rinunciando a qualche soldo sempre prezioso… però vuoi mettere? Io, parliamoci chiaro, una cosa del genere non la farei mai. Già l’idea di salire su una barca mi darebbe un’ansia che non basterebbe una cassa di Lexotan. Il mare l’ho frequentato poco: qualche tuffo d’estate, un paio d’inverno quando ero imbriaco perso , e qualche traghetto per andare in vacanza, soprat...
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 NOI TIREREMO DRITTO (l'elettore di destra) Noi di destra — e che oggi ci facciamo chiamare conservatori — ce lo sappiamo bene. Solo l’Occidente conosce la Storia, come il nostro ministro dell’Istruzione e del Merito ha fatto scrivere nero su bianco sui programmi scolastici. E solo noi occidentali possiamo ritenerci totalmente civilizzati. Noi con la pelle bianca che, al massimo, si abbronza un po’ quando andiamo al mare d’estate, così siamo più attraenti e rimorchiamo meglio. Ma senza esagerare, ché non sia mai che qualcuno possa confonderci con quelli che vengono dal Nord Africa e che, se non sono una razza inferiore, poco ci manca.   Guarda quello che è successo a Modena l’altro sabato. Un tizio arriva in pieno centro, sparato a cento all’ora, e punta dritto contro quelli che se ne stanno tranquillamente a passeggiare. Un criminale, certo. E poi che vai a scoprire? Che è un  marocchino demmerda , seppur — come dicono questi raffinati sociologi e antropologi da strapa...
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 SCENDO ALLA PROSSIMA (ci scusiamo per il disagio) Oggi il treno si è rotto. O, per essere più precisi, è arrivato in stazione già rotto. Io ci sono salito comunque, costretto pure a uno scatto degno del miglior Pietro Mennea. Marcell Jacobs manco lo nomino: sono vintage e, poi, ricordo che l’atleta mezzo italiano e mezzo yankee seguiva sui social quel beota di Matteo Salvini. E questo mi è bastato per rendermelo antipatico. Sono fatto così.   Comunque, di corsa ma senza affanno, ero salito sul treno guadagnandomi addirittura un posto a sedere: perfetto per leggere in santa pace. Accanto a me due persone di stazza media, niente sovrappeso né muscolature impegnative. Non è cattiveria né body shaming, ma lo spazio è ridotto e non mi va di stare spalla a spalla di prima mattina col primo che capita. Sono strano, lo so.   Seduto, leggevo impegnative pagine di filosofia moderna (sono arrivato quasi all’Ottocento), ma il treno non partiva. Prove tecniche di trasmissione: po...
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LA ROMA E' UNA COSA SERIA (settimanale non incom) Ho trascorso l’ultima settimana appiccicandomi addosso le parole di uno dei migliori libri sul tifo calcistico; anzi, rettifico:  il  migliore. Parlo di Febbre a 90 °  di Nick Hornby, da cui è stato tratto anche un film riuscitissimo. In quel libro, tra le tante verità che ti si infilano sotto pelle, il protagonista ammette senza esitazioni che il calcio è troppo importante per lui. Talmente importante che, quando le cose vanno male, non capisce più se la vita è una merda perché la sua squadra fa schifo o se la squadra fa schifo perché la vita è una merda. Insomma, si confonde tutto. E questo è esattamente ciò che mi è successo la scorsa settimana.   Tra le occupazioni quotidiane, le notizie di cronaca che avrebbero meritato riflessioni serie, l’ennesima Flotilla diretta verso Gaza, Salvini che continuava a sproloquiare, la benzina che saliva e il carrello della spesa che levate… ecco, tutto questo non dico che pass...
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 LE SUPPLICI di Eschilo Le Supplici è considerata una delle tragedie più antiche di Eschilo e apparteneva a una trilogia oggi quasi del tutto perduta. La vicenda ruota attorno al mito delle Danaidi: le cinquanta figlie di Danao, costrette da un accordo dinastico a sposare i cinquanta figli di Egitto. Un oracolo, però, annuncia sciagure se quelle nozze dovessero compiersi. E così tutto salta. Le giovani, fiere e determinate, rifiutano un destino che non hanno scelto e fuggono fino al recinto sacro di Argo, dove chiedono protezione al re Pelasgo. Lui tentenna: accoglierle significa rischiare la guerra con i figli di Egitto, ma respingerle violerebbe le leggi dell’ospitalità e dell’asilo sacro. Alla fine decide di sottoporre la questione all’assemblea cittadina: un gesto che Eschilo tratteggia quasi come un atto “democratico” ante litteram. Intanto incombe la minaccia del conflitto: i pretendenti non accettano il rifiuto e promettono violenza pur di ottenere ciò che ritengono lor...
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 IL GIRO DEL MONDO Chi non sognerebbe di fare un viaggio in giro per il mondo? Magari più comodamente rispetto a quel mattacchione del personaggio del mitico libro di Jules Verne, che si impose il limite dei novanta giorni. Con meno avventure e qualche comfort in più. Risposta secca: io, me medesimo. Non che non abbia viaggiato nella mia vita. Un bel pezzo d’Europa l’ho visto, e continuo ad anelare — sempre e comunque — a un viaggio extra continentale. Sudamerica, con preferenza per l’Argentina, oppure gli States, con preferenza per New York, la Grande Mela. Magari dopo che ci saremo tolti dalle scatole quel simpaticone di Donald Trump. Lo confesso con estrema onestà: viaggiare mi piace poco. Ogni volta che salgo su un aereo, o anche solo su un treno, ho un unico pensiero: quando tornerò a Roma? Sono un po’ come il vecchio Ulisse — senza offese per colui che brevettò quella straordinaria invenzione del cavallo di Troia. Lui ci mise un bel po’ per tornare nella sua Itaca, tra c...
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 IL SOL DELL'AVVENIR Guardo certi titoli di giornale che raccontano di prossime elezioni politiche decise sul filo di lana, come quelle gare di atletica in cui, per arrivare primo, il vincitore allunga pure il naso sulla linea del traguardo. Si decideranno per una manciata di voti e siamo già in piena campagna elettorale. Questi, infatti, non schiodano: incollati alle poltrone da ministri e sottosegretari come molluschi. Nonostante le teste che saltano e le risse, ormai non più soltanto verbali. Quando ho letto che Giuli e Salvini, durante un Consiglio dei ministri e non al bar sotto casa, stavano quasi per venire alle mani, mi sono ammazzato dalle risate. E poi lei, la camerata Giorgia, intenta a dividerli. Me la immagino: “Aho, ma che state a fa’? Ricomponeteve!”. Ma io dico: fatti gli affari tuoi e lasciali gonfiarsi di botte, che magari usciva pure un video virale nel giro di pochi minuti. E poi, diciamolo: non ci sono più i fascisti di una volta. Una volta, appunto, questi...
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 NOI TIREREMO DRITTO!  Giorgia nostra, si sa, è una con due palle così, più grosse e pesanti di quelle di tanti omuncoli da strapazzo. Così, ieri, impavida e fiera, si è presentata al Senato della Repubblica davanti a un’accozzaglia di parassiti — soprattutto quelli dell’opposizione — che passano il tempo a insultarla e criticarla senza offrirle alcun aiuto. L’unico che si salva è quel brav’uomo di Calenda, favorevole addirittura al nucleare e capace di proporre una cabina di regia nell’interesse della naz(z)ione. Quegli altri invece, lascia sta’.   Quel furfante di Renzi ha fatto il solito show, paragonando il nostro fantastico governo — il secondo più longevo della storia della Repubblica — alla famiglia Addams. Ma io dico: come si permette, sto buzzurro? Ci dà della famiglia Addams? A noi di destra, che siamo sempre così belli, pettinati, puliti e pure un po’ rifatti? Certo, il ministro Giuli potrebbe aggiornarsi un po’, essere più trendy, più casual, invece di andar...
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 SCENDO ALLA PROSSIMA  Dalla guerra tra poveri a quella tra pendolari, utenti delle più disparate linee del trasporto pubblico, la distanza è più breve di quanto si creda. E non solo per una semplice affinità semantica.   Non tutti coloro che frequentano, con diversa assiduità, i treni della famigerata  Metro Mare  — già  Roma‑Lido  e, con involontario slancio comico,  Freccia del Mare  — sono necessariamente dei poveracci. Non conosciamo la dichiarazione dei redditi di chi affolla i convogli diretti da e per il mare di Ostia, anche se è lecito escludere tra i clienti più fedeli chi può ignorare l’aumento del prezzo della benzina o permettersi un taxi senza battere ciglio. Eppure, anche all’interno di quelle classi che potremmo collocare tra  lower  e  middle , le differenze restano evidenti: tra l’impiegatuccio ben vestito e curato e l’edile romeno in tuta da lavoro già dalle prime ore del mattino c’è ben poco da spartire. ...