IL SOL DELL'AVVENIR (il quasi elettore di sinistra)

Diciamocela tutta: dopo il referendum di marzo ci avevamo proprio creduto. A cosa? Al fatto che quei mostri al governo sarebbero cascati di botto, come le carte da briscola o da ramino quando da bambini ci costruivamo i castelli. Ricordi? Prima due carte come base, appoggiate a triangolo, poi si andava avanti secondo genio e fantasia. L’importante era che il castello restasse in piedi. Ma succedeva sempre qualcosa che lo faceva crollare: un soffio di vento, qualcuno che passando urtava il tavolino, o il solito buontempone che lo buttava giù apposta. Non a caso, “castello di carte” è un modo di dire perfetto.

E così, dopo il trionfale referendum di marzo — quando avevamo respinto l’assalto alla “Costituzione più bella del mondo”, anche grazie a tanti giovani tornati a interessarsi di politica — sembrava davvero che questo governo di mostri, fascisti e reazionari che ci avvelena la vita da quattro anni fosse pronto a cadere come un castello di carte napoletane o da poker. E la botta gliel’avevamo data noi, proprio come quel buontempone di cui sopra.

E invece niente. Questi non mollano. Anzi, sono vivi e vegeti. Resistono alla chiusura dello stretto di Hormuz, all’aumento della benzina, al fatto che a fine mese non ci si arriva più. Resistono perfino ai casi di cronaca nera che riempiono i notiziari: da quello che a Modena ha falciato i pedoni come birilli al bowling, alla cosiddetta baby gang di latinos. Parlano loro di “problema sicurezza”, loro che alla sicurezza dovrebbero pensarci e che hanno fatto non so quanti decreti in materia.

Il problema, quindi, sta dall’altra parte: sta a sinistra. O meglio, nel famoso “campo largo”, quello che dovrebbe andare da Renzi a Bonelli e Fratoianni — perché Calenda si butta sempre più a destra e ormai non ci si può contare. Questi riescono a sbagliare pure i rigori a porta vuota. Ricordi quando persero in Liguria contro il presidente uscente di destra, Giovanni Toti, che stava ancora ai domiciliari? E a Venezia è successa quasi la stessa cosa. Brugnaro aveva finito il mandato senza applausi scroscianti, c’erano state le storie della Biennale e del Teatro, i sondaggi erano favorevoli… e invece? Alle tre e un minuto già si sapeva che la destra si era riconfermata alla guida di quella che fu una Repubblica marinara. Una vittoria schiacciante, come a Reggio Calabria.

Poi, però, arrivano i leader del campo largo a rassicurare tutti. Dicono che, in fondo, sono solo elezioni amministrative e che, aho, a Pistoia e a Parato “l’avemo sfonnati” a quelli di destra che ancora celebrano Almirante. E mentre li guardavo, mi veniva in mente Proietti in Febbre da cavallo che dice a Montesano: “A Pomà so’ un tantino preoccupato”. E pensavo: e se invece di un fuoco di paglia, questi mostri fascisti rivincessero pure le prossime elezioni?

Così ho ripreso in mano il vecchio mappamondo che ho ancora da qualche parte, cercando un’isola lontana. Un posto dove poter continuare a sognare il sol dell’avvenir. Adelante.

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