LE SUPPLICI di Eschilo
Le Supplici è considerata una delle tragedie più antiche di
Eschilo e apparteneva a una trilogia oggi quasi del tutto perduta. La vicenda
ruota attorno al mito delle Danaidi: le cinquanta figlie di Danao, costrette da
un accordo dinastico a sposare i cinquanta figli di Egitto. Un oracolo, però,
annuncia sciagure se quelle nozze dovessero compiersi. E così tutto salta.
Le giovani, fiere e determinate, rifiutano un destino
che non hanno scelto e fuggono fino al recinto sacro di Argo, dove chiedono
protezione al re Pelasgo. Lui tentenna: accoglierle significa rischiare la
guerra con i figli di Egitto, ma respingerle violerebbe le leggi
dell’ospitalità e dell’asilo sacro. Alla fine decide di sottoporre la questione
all’assemblea cittadina: un gesto che Eschilo tratteggia quasi come un atto
“democratico” ante litteram.
Intanto incombe la minaccia del conflitto: i
pretendenti non accettano il rifiuto e promettono violenza pur di ottenere ciò
che ritengono loro diritto “di natura”.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è la
centralità del coro: le Danaidi non sono solo commentatrici, ma protagoniste
attive, compatte, ostinate, animate da una forza che Eschilo mette in primo
piano molto più di quanto faranno altri tragici, come il più tardo Euripide. Il
loro rifiuto di un matrimonio imposto diventa un gesto di libertà, quasi una
ribellione contro un ordine che pretende di essere naturale e immutabile.
Che dire? Vale la pena leggerla. E se avete la fortuna
di conoscere il greco antico, divertitevi pure a tradurre qualche passo: è un
modo per tornare, almeno per un momento, ai giorni del liceo. Al prossimo
libro.

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