AMARGA NAVIDAD di Pedro Almodovar
 

“Amarga Navidad”, titolo tratto da una celebre canzone di Chavela Vargas, è il ventiquattresimo lungometraggio di Pedro Almodóvar, presentato al Festival di Cannes 2026.

La storia si sviluppa su due linee temporali distanti vent’anni, vicendevolmente collegate,

 Nel 2004 incontriamo Elsa, regista “cult” che ha firmato due film di nicchia: opere poco redditizie al botteghino ma capaci di conquistare un piccolo seguito di cinefili appassionati di cinema d’autore. Oggi, però, Elsa si mantiene girando spot pubblicitari, mentre il suo compagno Bonifacio lavora come pompiere e, occasionalmente, come stripper — ed è proprio durante uno spettacolo di strip-tease che i due si conoscono. La vita di Elsa è segnata da fragilità emotive: emicranie, attacchi di panico, il lutto per la madre e la tragedia dell’amica che ha perso un figlio.

Più di vent’anni dopo, nel 2026, troviamo Raúl, un regista e scrittore in piena crisi creativa. Per superare il blocco, decide di costruire una sceneggiatura attingendo alle vite degli altri, in particolare alle persone che gli sono state accanto nel corso degli anni. Raúl trasforma il loro dolore in materiale narrativo, e così Elsa diventa un personaggio del suo copione, con tutte le sue ferite e fragilità.

È qui che emerge il cuore del film: il dilemma etico dell’artista. Fino a che punto un autore — che sia regista, romanziere o creatore di fiction — può spingersi nel raccontare il dolore altrui? Quando l’ispirazione diventa appropriazione, e quando si trasforma in una forma di cannibalizzazione emotiva?

Questa riflessione, profondamente morale e autocritica, costituisce l’essenza dell’opera, che molti hanno definito un film maturo, introspettivo e coraggioso. I dialoghi sono tra gli elementi più riusciti, ricchi di sfumature e di stratificazioni emotive. Tuttavia, la narrazione procede spesso con una lentezza marcata, che può mettere alla prova lo spettatore meno avvezzo al ritmo contemplativo del regista.

In conclusione, Amarga Navidad è un film da vedere soprattutto se si ama il cinema di Almodóvar e il suo universo cinematografico. Non è, a mio modesto parere, la sua opera migliore, ma resta un tassello significativo della sua poetica. Al prossimo film.

Commenti

Post popolari in questo blog