LA ROMA E' UNA COSA SERIA (settimanale non incom)
Ho trascorso l’ultima settimana appiccicandomi addosso le parole di uno dei migliori libri sul tifo calcistico; anzi, rettifico: il migliore. Parlo di Febbre a 90° di Nick Hornby, da cui è stato tratto anche un film riuscitissimo. In quel libro, tra le tante verità che ti si infilano sotto pelle, il protagonista ammette senza esitazioni che il calcio è troppo importante per lui. Talmente importante che, quando le cose vanno male, non capisce più se la vita è una merda perché la sua squadra fa schifo o se la squadra fa schifo perché la vita è una merda. Insomma, si confonde tutto. E questo è esattamente ciò che mi è successo la scorsa settimana.
Tra le occupazioni quotidiane, le notizie di cronaca che avrebbero meritato riflessioni serie, l’ennesima Flotilla diretta verso Gaza, Salvini che continuava a sproloquiare, la benzina che saliva e il carrello della spesa che levate… ecco, tutto questo non dico che passasse in secondo piano, ma quasi. Perché in pochi giorni si decideva il verso della stagione calcistica e, con essa, un pezzo di felicità o almeno di serenità personale per l’estate che verrà. Tutto concentrato in una manciata di giorni, con un livello di ansia da gestire arrecando il minor danno possibile alla salute fisica e mentale.
Ma andiamo con ordine.
Primo: la finale di Coppa Italia.
Dici: che c’entravamo noi, che quest’anno siamo usciti addirittura agli ottavi contro il Torino, con un allenatore che pochi giorni dopo sarebbe stato esonerato? C’entravamo eccome. Perché in finale ci è arrivata la Lazio. E l’idea di vederli alzare un trofeo dopo una stagione tribolata (sempre troppo poco) e, per giunta, con la possibilità di farci pure un dispetto spingendoci verso la Conference League — che abbiamo già vinto — beh, questo non si poteva proprio sopportare. Per fortuna l’Inter non ha fatto cazzate e si è portata la Coppa a Milano. Prima tappa superata.
Secondo: il derby.
E ti pare poco. Loro mosci, derelitti, senza pubblico, senza obiettivi se non quello di farci un dispetto. Tutto dalla nostra parte. Ed è proprio questo il problema: quando sembra tutto facile, inizi a pensare che andrà tutto storto. E allora rimugini, ti fai i film, immagini la tua vita nei giorni successivi nel caso in cui le cose dovessero prendere una piega sbagliata.
Poi, invece, tutto a posto. Partita a mezzogiorno, atmosfera strana, quasi senza laziali (meglio così), primo tempo teso e bruttarello, ma finale assolutamente lieto. E adesso, inaspettatamente, potremmo addirittura finire in Champions League. In Champions League, contro gli squadroni veri, negli stadi a cinque stelle. Chi ce l’avrebbe mai detto all’alba della scorsa settimana, quando mi si mischava tutto e l’unica cosa che contava era che la Lazio facesse una finaccia? In Coppa Italia e in campionato.
E per una volta, almeno, la giustizia ha fatto il suo corso. E sempre forza
Roma.

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