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Visualizzazione dei post da giugno, 2022
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BUGIE E SILENZI Ai bambini bisognerebbe dire sempre la verità. O anche no. Chi è senza peccato scagli la prima pietra e dica di non aver mai ricevuto una bugia da genitori, zii,  nonni, affini o collaterali nel tempo dorato dell’infanzia. Bugie magari dette in buona fede, come si dice a fin di bene. O, più semplicemente, perché l’adulto di turno era stanco di fornire ulteriori spiegazioni su un dato argomento o non trovava ragionamenti più adatti e convincenti della classica corbelleria da sparare alle orecchie del bambino. Alcune bugie sono famose tipo quella che i regali a Natale li porta un uomo con la barba e vestito di rosso o nel giorno dell’Epifania, che tutte le feste si porta via, la gradita spedizione sia condotta da una donna possibilmente vecchia e con una scopa in mano. Altre vengono dette per rendere meno sgradevoli eventi fastidiosi o traumatici, ad esempio un esame clinico, oppure, il primo giorno di scuola. Vedrai che la maestra è molto carina, poi magari ti be...
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COATTI ANTICHI Coatto è un termine che deriva dal latino ‘coactus’ , participio del verbo cogere e che indica un qualcosa di costretto, di forzato. In ambito giuridico si parla di provvedimento coatto quando è imposto da un’autorità. Uscendo, tuttavia, da queste raffinate disquisizioni linguistiche, quando pensiamo alla parola ‘coatto’, immaginiamo uno di quei personaggi divertenti e stravaganti che, ad esempio, hanno fatto la fortuna di Carlo Verdone nei suoi primi e spassosissimi film. Il coatto degli anni settanta e, se vogliamo, dei primi anni ottanta, era un personaggio che vestiva in modo eccentrico con abiti preferibilmente molto colorati e vistosi che, certamente, non passavano inosservati, che si esprimeva con un linguaggio che andava oltre il classico dialetto per inventare nuovi idiomi e un originale gergo. Il coatto di quegli anni ormai lontani, dietro all’apparente scorza di soggetto duro e svezzato a qualsiasi disavventura terrena, nascondeva una profonda fragilità e...
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LA VERITA' Per conto mio la verità esiste solo in specifici casi. Quando c’è oggettività. Si può dire che oggi in un determinato luogo c’è il sole o piove o che qualcuno è nato o morto. C’è oggettività quando il pallone supera la linea della porta, oppure, quando nel tennis la pallina oltrepassa la riga finendo nel corridoio buono solo per le gare di doppio. Si leggono spesso di questi tempi, sfogliando vecchi blog o nuove e avanzatissime pagine social,   impegnativi titoli tipo ‘la verità come non te la racconta nessuno’ o corbellerie simili. Ci sono sempre più tizi, esemplari di varia umanità, che spacciano le proprie opinioni per verità assolute. Confondendo l’opinione sempre legata a un’apparenza (doxa) con la verità oggettiva (aletheia). E si tratta, spesso e volentieri, di disquisizioni su temi anche abbastanza complessi formulate con estrema approssimazione e senza la necessaria acquisizione di saperi e conoscenze e la padronanza di strumenti analitici indispensabili per...
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INFAMI E CITTADINI Sono nato e cresciuto in quartieri periferici. Ai margini del centro cittadino raggiungibile con mezzi privati o, più frequentemente, con la metropolitana o altri mezzi di trasporto pubblici. Forte del mio vissuto e della mia estrazione sociale potrei scrivere tranquillamente su un mio profilo social di aver frequentato l’università della strada. Lo scrivo per celia e me ne guardo bene. Ecco, l’università della strada, ripensandoci mi tornano in mente alcuni codici morali e d’onore che valevano e contavano quando ero un ragazzino in quelle strade di periferia. Certi comportamenti erano importanti, e bisognava evitare a ogni costo atteggiamenti che potessero costare l’etichettatura da infame. Gli infami erano quelli che facevano la spia, quelli che se la prendevano con i più deboli, che non mostravano solidarietà, che si tiravano indietro. Ecco, sia chiaro, non sempre il marchio d’infamità veniva attribuito correttamente e, spesso, era il corollario di codici d’on...
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 LA FINE DELL'ESTATE di Carlo Frattini Di saggi e romanzi sugli anni del conflitto sociale e della lotta armata ne sono stati scritti diversi e non tutti, a mio parere, meritevoli di lettura o, addirittura, di pubblicazione. Questo di Carlo Frattini, invece, è davvero un romanzo interessante con il racconto narrante di un protagonista di quegli anni. Un giovane fiorentino che inizia la propria militanza politica nei collettivi studenteschi e, quando negli anni ottanta movimenti e organizzazioni sono ormai sconfitti dai potenti apparati repressivi dello Stato, decide di ‘arruolarsi’ in un’organizzazione lottarmatista. Corrono gli anni ottanta, la marcia dei colletti bianchi a Mirafiori con l’ondata dei licenziamenti alla Fiat segna un momento simbolico, un cambiamento quasi paradigmatico, una ridefinizione dei rapporti tra classi con il prevalere di quelle dominanti e padronali. Inizia una nuova fase tuttora in corso. In questo contesto mentre migliaia di militanti rifluisco...
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ERRARE O PERSEVERARE? Tutte le persone al mondo commettono errori. Grandi o piccoli, perdonabili o meno perdonabili, conseguenza di sciatteria, distrazione, incompetenza, presunzione e quant’altro. Frasi fatte. Dagli errori s’impara, gli errori aiutano a crescere, la cosa importante è non ripeterli. Errare humanum est perseverare autem diabolicum. Ci sono momenti nella propria vita nei quali sono state fatte scelte che poi alimentano rimpianti o rimorsi. O, più semplicemente, si è scelto di non scegliere. L’opzione peggiore, quella che consegna a una vita apatica, senza slanci, senza desideri da esaudire. Uno stanco e lento procedere per strade sempre uguali, schiavi dell’abitudine e di un tran tran dal quale facciamo fatica a liberarci. Quando si ha consapevolezza di un errore commesso bisognerebbe individuare e analizzare le cause che lo hanno prodotto. Senza perdere troppo la stima in sé stessi, percorso questo che può condurci verso l’ignavia. Ovvero, pur di non sbagliare n...
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RAF E GLI ANNI 80 Cosa resterà di questi anni 80 cantava Raf nell'anno 1989 quando, appunto, un decennio comunque importante e significativo volgeva al termine. Mi torna in mente questo delicato periodo mentre leggo, tra gli altri, un libro ambientato proprio in quegli anni. Gli anni 80 in realtà sono tra i meno raccontati e celebrati dell’ultimo scorcio di storia. Preceduti dai tumultuosi anni settanta e seguiti da decenni tecnologici durante i quali tutto cambiava, nel linguaggio, nelle relazioni sociali e in tutti gli altri aspetti della nostra quotidianità. Noi adolescenti e giovani in quel decennio che viene ricordato soprattutto per il cosiddetto ‘riflusso’, per gli yuppies e per il crollo del muro di Berlino, siamo stati come schiacciati da quel che c’era prima e quel che sarebbe venuto dopo. Troppo giovani per le barricate nelle piazze roventi degli anni settanta, un tantino superati e a disagio di fronte ai cambiamenti imposti dalla modernità tecnologica. E tutto que...