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Visualizzazione dei post da marzo, 2026
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 ROMANTICHE di Pilar Fogliati  Metti una sera d’inizio primavera, quando cerchi un film da guardare su qualche network televisivo e alla fine opti per una commedia leggera ma non sciatta né triviale, diretta e interpretata dalla brava Pilar Fogliati. Romantiche è una commedia in quattro episodi, tutti ambientati a Roma ma in quartieri diversi. Fogliati interpreta le quattro protagoniste: la palermitana Eugenia Praticò, che vive al Pigneto e sogna di fare la sceneggiatrice “di nicchia”; l’aristocratica Uvetta Budini, che scopre la bellezza di un lavoro faticoso (beata lei); Michela Trezza da Guidonia, in attesa di convolare a giuste nozze con un carabiniere noiosissimo; e infine la bulletta di Roma nord, Tazia Tiberis. Quattro donne accomunate da qualche disagio e da un percorso terapeutico con la stessa professionista, interpretata da Barbara Bobulova. Il film diverte e strizza l’occhio al mitico ‘ Un sacco bello’ , capolavoro della commedia italiana di Carlo Verdone, pur s...
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 LA DELUGE GLI ULTIMI GIORNI DI MARIA ANTONIETTA di Gianluca Jodice 1792, A Parigi infuria la Rivoluzione — quella vera, con la R maiuscola, borghese e giacobina come nei manuali di storia moderna. Luigi XVI e Maria Antonietta, con prole e parenti al seguito, vengono arrestati e rinchiusi nella Torre del Tempio. Il film del napoletano Gianluca Iodice – già autore dell’ottimo Il cattivo poeta – evita di mostrarci barricate, folle inferocite e ghigliottine in azione. La Rivoluzione resta fuori campo, evocata da dialoghi e da guardie che non concedono nulla. Il racconto si concentra su un frammento: la prigionia dei due sovrani, il loro lento scivolare dal trono alla storia. Tre atti. Nel primo, Gli Dei , i regnanti deposti ostentano ancora un residuo di maestà, incapaci di credere al destino che li aspetta. Luigi XVI appare fragile, quasi dimesso; Maria Antonietta, invece, conserva una durezza che sfiora il cinismo. Nel secondo, Gli uomini , la realtà li raggiunge: non c’è più...
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PE' PUZZA Io non sono un boomer. Per poco, ma non lo sono. Ho controllato su Google — ho pure inserito un’appropriata chiave di ricerca, quanto so’ diventato bravo aho — e ho avuto conferma: appartengo a un’altra generazione. Pe’ puzza, ma a un’altra generazione. Tie. “Pe’ puzza” mi piace. Mi riporta ai pomeriggi dell’infanzia, quando al cortile giocavamo a pallone per ore. Le squadre le facevano i capitani con le conte: pari o dispari, mi scelgo questo, io quell’altro. Una selezione naturale di provetti calciatori, mentre quelli che non venivano scelti subito si sentivano frustrati e umiliati come il fratello figlio unico del mitico Rino Gaetano. E quando la partita finiva, scattavano gli sfottò. I perdenti, con la rabbia in gola, dicevano ai vincitori: “Ma che ve ridete, che avete vinto pe’ puzza!” Pe’ puzza appartengo alla Generazione X. X come la schedina del Totocalcio, quando mettevamo la crocetta sul pareggio sperando nel colpaccio. Generazione X, o — più poeticamente — ...
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 FRATELLO D'ITALIA Arieccome! Pensavate che fossi scomparso, che mi fossi dato alla macchia dopo quest’inopinata sconfitta politica che, tuttavia, viene dopo un ciclo leggendario di successi? Sì, perché quelli di sinistra devono ricordarsi che non vincevano qualcosa a livello nazionale dai tempi di Prodi. Poi sono state solo sconfitte o, al massimo, pareggi, e si sono dovuti inventare i governi tecnici o di emergenza nazionale per restare incollati alle poltrone.   Noi, invece, abbiamo seguito la nostra brava camerata Giorgia sin dall’inizio della sua ascesa, da quando era una ragazzina e Silvione, che ci vedeva lungo, la promosse ministra della Gioventù. Abbiamo continuato ad andarle dietro quando ha fondato i Fratelli d’Italia col grande La Russa e con quel pezzo d’uomo di Crosetto; così grande e grosso che non potevamo che metterlo alla Difesa, perché hai visto quanto è alto? Vaje a dì qualcosa se c’hai coraggio!   Ora, non dico che questa sconfitta referendaria no...
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L'ELETTORE DI SINISTRA  (dopo la vittoria) Lunedì mattina avevo addosso un’ansia  che levate . Aspettavo con trepidazione che si chiudessero le urne e che alle 15 un Mentana qualsiasi annunciasse, urbi et orbi, i primi exit poll. Che poi, diciamolo, questi exit poll non è che siano sempre affidabili: vanno presi con la stessa cautela con cui si assumono certi farmaci pieni di effetti collaterali.   Io, comunque, il mio dovere da (saltuario) elettore di sinistra l’avevo fatto con cura. Domenica mattina, presto, dopo aver comprato un quotidiano e ingoiato il solito decaffeinato a prova di reflusso ,  mi ero presentato al seggio. Di domenica e di buon mattino, quasi a voler scimmiottare i leader di un tempo, quelli che non aspettavano mai l’ultimo minuto per dare l’esempio. Nel mio caso, invece, l’orario era dettato da ragioni molto più prosaiche: la Roma giocava in casa, e a quella non si rinuncia per nessuna ragione al mondo.   Torno a lunedì. Mi interrogavo ...
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L'ELETTORE DI DESTRA (dopo la sconfitta)  Me rode er culo. Quanto me rode! Stanotte manco ho dormito a ripensà a ’sta sconfitta referendaria che, a dirla tutta, negli ultimi giorni se sentiva proprio nell’aria.   La mitica Giorgia Meloni, la figlia der popolo… oh, ce l’ha messa tutta. S’è fatta tutti i canali possibili e immaginabili. Aho, è annata pure da Fedez — quello che stava co’ Chiara Ferragni — a parlà sui podcast.   Che poi, io ve lo dico, faccio pure un po’ fatica a capì ’sto mondo. Sarò boomer, ma quando ero ragazzo io c’era la cabina telefonica co’ i gettoni. E i videogiochi? Quelli che te regalavano alla comunione o alla cresima, da attaccà alla televisione. Dopo tre partite già eri più forte de Diego Maradona.   Comunque, non divagamo.   Dicevo: la nostra premier s’è piegata pure alla logica dei social pur de salvà la baracca dopo le uscite de Carlo Nordio, Andrea Delmastro e la Bartolozzi. Ma io dico...
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 HAMNET NEL NOME DEL FIGLIO di Chloe' Zhao Hamnet è l’adattamento cinematografico del romanzo di Maggie O’Farrell. Non è un biopic tradizionale, ma un racconto romanzato che illumina un frammento della vita di William Shakespeare. Lo vediamo esercitare il mestiere di maestro in una campagna non lontana da Londra, dove s’innamora di Agnese Hathaway, donna di cui si mormora sia figlia di una strega e che vive in simbiosi con la natura, fonte per lei di libertà e protezione. Dalla loro unione nascono tre figli. La prematura scomparsa dell’unico maschio diventa il cuore emotivo del film: un dolore che lacera, divide e poi, in qualche modo, ricompone la coppia quando William dedicherà al figlio perduto una delle sue opere maggiori, Hamlet . Il film parla del dolore e della sua elaborazione, della forza dei sentimenti e della natura come spazio taumaturgico. Offre anche uno spaccato sociale dell’epoca, tra Cinquecento e Seicento, contrapponendo gli straordinari paesaggi della campag...
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 L'ELETTORE DI DESTRA parte IV Aho, ieri sera non ho preso impegni. Una coppia d’amici m’aveva pure invitato a cena in un posto dove pare se magna bene e se spenne poco, ma niente: ieri proprio non potevo. C’era forse una partita imperdibile su Sky o Dazn? Macché. C’era di meglio. La nostra amata premier chiudeva la sua strepitosa campagna per il SÌ al referendum, e addirittura negli studi di quell’emittente dove parlano sempre male di noi. Dico La7, quella dove ogni sera Lilli Gruber spara addosso merda al nostro grande governo. Per fortuna che c’è il mitico Italo Bocchino che ci difende sempre: un fenomeno, pensa che scrive pure libri di storia che dovrebbero adottare nelle scuole, invece di quei noiosi manuali dove il ventennio fascista è raccontato solo come un periodo di cose brutte e non si parla mai di quello che i comunisti hanno fatto in Istria e Dalmazia. Le foibe, dico. Comunque, la nostra premier — anzi il presidente del Consiglio , perché lei vuole essere chiamata al...
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 UN SINCERO DEMOCRATICO... Apprendo della scomparsa di Umberto Bossi e assisto al consueto diluvio di panegirici in suo onore. Arrivano attestati di stima da destra e da sinistra. Se quelli da destra erano prevedibili, al netto degli “scazzi” che il Senatùr ha avuto negli ultimi anni con qualche segretario, quelli da sinistra risultano francamente imbarazzanti. Che dire di Bersani che confessa di aver voluto “tanto bene” al depositario del marchio del celodurismo ? O del presidente Mattarella che arriva a definirlo un “sincero democratico”? Ci sarebbe da ridere per l’involontaria comicità dell’inquilino del Quirinale, se non ci fosse invece da versare qualche lacrima. Un “sincero democratico” sarebbe colui che ha diffuso per anni un razzismo sistematico verso chiunque fosse nato a sud del Po, spesso espresso con idiomi sessisti, e che fu coautore – insieme al suo compare Gianfranco Fini – di una legge sui migranti che sembrava un manifesto della razza in versione moderna, aprip...
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 L'ELETTORE DI DESTRA parte III Ve l’avevo detto io. Tutti a piagnucolare che dal benzinaio era un salasso, un sacrificio umano al dio del carburante, ed ecco che la nostra amata premier arriva con la sua bacchetta magica e  zac : venticinque centesimi di accise in meno al litro. Venticinque. Una cifra che fa tremare i polsi. Pare che col pieno risparmio quasi quindici euro. Che oggi con quindici euro ci compri forse un caffè, una scatola di Ringo e un biglietto dell’autobus — ma oh, come coi regali brutti: l’importante è il pensiero, pure se il pensiero è “non avevo voglia di spendere”.   Naturalmente i soliti sinistri hanno ricominciato a borbottare. Quelli che non sono mai contenti, che se gli regali un gioiello ti chiedono lo scontrino. “È troppo poco”, “dura solo venti giorni”, “arriva tre giorni prima del referendum”. Ma guarda un po’, che coincidenza. E subito a dire che la premier fa campagna elettorale sulla pelle dei poveri automobilisti. Ma per favore. Come s...
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 L'ELETTORE DI DESTRA parte II Quindi, in Iran la guerra continua, ma la nostra amata premier ci ha già rassicurato: l’Italia, ha affermato con decisione, non è in guerra e non ha intenzione di entrarci. E ci mancherebbe pure. Va beh che noi di destra abbiamo questo debole per le divise e per le armi e, come dire,  quanno ce vò ce vò . Però certi lavori è sempre meglio che li facciano gli altri, perché noi, sai, teniamo famiglia, e poi chi va a riprendere il ragazzino in piscina? Devi vedere che file di macchine ci stanno, tutte in doppia fila, quando questi piccoletti finiscono vasche e allenamenti. Altro che Hormuz.   Io, questo stretto di Hormuz, non sapevo neanche che esistesse. Però ora ho capito che da lì, da quella striscia di mare, passano quasi tutte le navi che trasportano merci e, in particolare, petrolio. E se gli iraniani decidono di far passare solo chi pare a loro, allora sono guai. Perché, dico, come si fa senza petrolio? E sai i prezzi come aumentano, e...
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L'ELETTORE DI DESTRA parte I Io, di questa nuova guerra, ci ho capito poco. Ho solo sentito che quel mattacchione di Trump avrebbe attaccato l’Iran per riportare la democrazia, dopo aver fatto lo stesso in Venezuela, dove – dicono – si è caricato quel dittatore di Maduro insieme alla moglie. E ora in Venezuela vivono meglio. Forse. Poi che ne so: mica mi metto a seguire le notizie da Caracas.   Con tutto quello che ho da fare durante la giornata, tra semafori e file sul raccordo, posso al massimo sapere che questa guerra ci porterà qualche rincaro. La benzina è già arrivata a due euro al litro, e la colpa è tutta di questi benzinai che ci speculano sopra. Però tengo fiducia in questo governo di persone che, finalmente, hanno a cuore le sorti del paese.   Di guerra e geopolitica – come dicono quelli bravi che hanno studiato (e poi, a che serve studiare così tanto?) – ci capisco poco. Giusto quello che raccontano nei talk show sulle reti del vecchio e povero Silvio, che guar...
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 SILENZI Un bel tacer non fu mai scritto . Certo, è ovvio. Restare in silenzio: talvolta se ne avverte l’esigenza come forma di protezione, perché la rabbia accumulata in giornate poco fortunate e avare di gioie rischia di farci scivolare in conversazioni scortesi. Meglio tacere, allora. Qualche giorno fa leggevo, su una rivista letteraria rigorosamente online, la recensione di un saggio dedicato proprio al silenzio. L’autrice è Nicoletta Polla Mattiot, studiosa che da anni indaga questo tema con rigore, e che ha pubblicato di recente un libro dal titolo eloquente: Il silenzio è rivoluzione. Ascoltare il suono segreto della vita (Einaudi). “Fate silenzio!” lo gridavano insegnanti disperate (e disperati) ai loro alunni troppo vivaci. Nell’infanzia e nell’adolescenza il silenzio è quasi un lusso che non ci si può permettere: il ragazzino taciturno è subito etichettato come timido o problematico, mentre quello rumoroso sembra incarnare una vitalità più rassicurante. Il silenzio ...
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 AMARCORD COMO Como–Roma si gioca oggi, e in una specie di amarcord mi torna in mente un precedente di quarant’anni fa. O quasi. Correva l’anno 1986 ed era aprile: campionato a sedici squadre, due punti per la vittoria e tutte le partite al pomeriggio. Allegria. Poi, quell’anno, c’erano i Mondiali. Sì, i Mondiali di calcio, e per averne conferma basta ascoltare un bel pezzo di Antonello Venditti, Giulio Cesare . Era l’anno dei Mondiali, quelli dell’86, quando Paolo Rossi era un ragazzo come noi. Proprio perché c’erano i Mondiali (sempre con la M maiuscola), il campionato finiva prima. Quell’anno addirittura l’ultima domenica di aprile. Un po’ prestino. E comunque, a quella partita la Roma si avvicinò soltanto con la speranza di un sogno impossibile. La possibilità di vincere un altro scudetto, dopo quello mitico dell’83, era svanita la settimana prima all’Olimpico — ancora senza copertura e con il sole che picchiava — contro il Lecce, in una delle partite più assurde dell’intera ...
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NUVOLE E SOLE Guardo il cielo. Nuvole e sole. Un po’ di vento. Elemento di disturbo quando si gioca a tennis, soprattutto se la tecnica è quella di un amatore e i movimenti del corpo non sono proprio impeccabili. Eppure, mi diverto lo stesso. Mi chiedo spesso se nella vita sia necessario eccellere in qualcosa, ottenere applausi, lasciare un segno. Oppure se basti impegnarsi davvero, non risparmiare energie nel tentativo di migliorarsi un po’ ogni giorno. Per conto mio, vale la seconda. Mi capita però sempre più spesso di provare disagio quando mi ritrovo in mezzo a persone che detesto cordialmente. Vorrei fuggire, sparire, dissolvermi. E invece resto lì, per quieto vivere, fingendo indifferenza. Cambio discorso quando l’argomento diventa troppo divisivo, perché tanto — mi dico — quando li rivedrò mai. Eppure, un senso di colpa rimane. La capacità dialettica ha un limite: mi piace conversare con chi ha un punto di vista diverso dal mio, ma pretendo che argomenti con serietà e un m...
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BOLOGNA Su questa trasferta di Bologna occorrerebbero chissà quante premesse. E, comunque, per farla breve: la Roma agli ottavi di finale poteva beccare una squadra belga piena zeppa di giovanotti di belle speranze ma, per quello che ho visto io (aggiornamento professionale), piuttosto ingenua. Oppure l’ostico Bologna allenato da uno che si chiama… Italiano. E così, quando il sorteggio ci ha riservato i felsinei, è venuto giù qualche indiscreto improperio, per due ragioni precise. La prima, per quanto esposto sopra, perché poteva annà meglio. La seconda riguarda la possibilità de potecce annà a Bologna. Perché, ormai da gennaio, pende sui tifosi romanisti la mannaia di un infame decreto ministeriale che vieta ai residenti di Roma e provincia di acquistare biglietti negli stadi che ospitano la Magica. E quindi, appena uscito l’infelice sorteggio, tutti a domandarsi: “Ma questo divieto vale anche per una partita di Europa League?” Certo che vale, perché siamo pur sempre nel miserabil...