IL GIRO DEL MONDO
Chi non sognerebbe di fare un viaggio in giro per il
mondo? Magari più comodamente rispetto a quel mattacchione del personaggio del
mitico libro di Jules Verne, che si impose il limite dei novanta giorni. Con
meno avventure e qualche comfort in più. Risposta secca: io, me medesimo.
Non che non abbia viaggiato nella mia vita. Un bel
pezzo d’Europa l’ho visto, e continuo ad anelare — sempre e comunque — a un
viaggio extra continentale. Sudamerica, con preferenza per l’Argentina, oppure
gli States, con preferenza per New York, la Grande Mela. Magari dopo che ci saremo
tolti dalle scatole quel simpaticone di Donald Trump.
Lo confesso con estrema onestà: viaggiare mi piace
poco. Ogni volta che salgo su un aereo, o anche solo su un treno, ho un unico
pensiero: quando tornerò a Roma? Sono un po’ come il vecchio Ulisse —
senza offese per colui che brevettò quella straordinaria invenzione del cavallo
di Troia. Lui ci mise un bel po’ per tornare nella sua Itaca, tra canti di
Sirene e quel guastafeste di Poseidone che gli si metteva sempre di traverso.
Io, più modestamente, quando mi metto in cammino spero solo di non imbattermi
in qualche disavventura che possa ritardare il ritorno nella mia città.
Certo, mi è capitato di beccare ritardi, o addirittura
aerei bloccati per scioperi o meteo avverso. Imprevisti che mi hanno gettato
nel panico o, quantomeno, causato disagi psichici ed esistenziali.
Fortunatamente, mai nulla di grave.
Non c’è niente da fare: a me piace la comodità della
mia città, dei posti in cui sono nato e vissuto. Sono pigro, e non potrei mai
scrivere romanzi d’avventura con trame di viaggi perigliosi. Non mettiamo
limiti al fato o alla provvidenza — che magari porta anche iella — ma che io
possa finire i miei giorni immerso in una foresta sconosciuta o a mille mila
chilometri da casa la vedo particolarmente dura. Semplicemente, non ho il
coraggio di chi ama le avventure o le esperienze estreme. Ho altri ardimenti,
certo, ma non quelli.
Per i viaggi e le avventure nel mondo non posso che
citare un brano che generazioni di studenti si sorbiscono da decenni: I
Promessi Sposi. “Il coraggio, chi non ce l’ha non può darselo.” Poi, un
giorno, magari, me ne andrò davvero in Argentina, imbarcandomi su un volo
intercontinentale. Mai dire mai. Ben detto, senza però diventare come James Bond
che, figurarsi, faceva pure la spia.
Alla prossima.
18 maggio

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