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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026
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 L'ALBA DEI LEONI di Stefania Auci Rispetto ai due precedenti romanzi di Stefania Auci dedicati alle vicende della famiglia Florio, L’alba dei leoni rappresenta un vero e proprio prequel. La storia, questa volta, si colloca prima della nascita, dell’ascesa e infine del declino dell’impero commerciale dei Florio. Siamo nel Settecento, il cosiddetto secolo dei Lumi, ma nelle vicende dei Florio — ancora tutti residenti a Bagnara — di luce se ne scorge ben poca. Il romanzo ci immerge negli angusti confini di un mondo costruito attorno a famiglie rigidamente patriarcali, dove il padre padrone decide i destini dei figli, destinati a ripercorrere senza scampo la tradizione e la miseria familiare. Qualcuno riesce, con coraggio, a sottrarsi al proprio destino, ma si tratta delle eccezioni che confermano la regola. Colpisce, inoltre, la condizione delle donne: relegate al ruolo di mogli e madri, spesso date in sposa a uomini che non conoscono, cedute dai padri al miglior offerente in ca...
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REFERENDUM CONDOMINIALE parte I  I due tizi s’incontravano spesso. Come capita a chi vive nella stessa palazzina, in appartamenti né troppo lunghi né troppo larghi, separati solo da pochi metri. Eppure, quelle porte chiuse bastavano a creare una distanza quasi incolmabile: un confine segnato da un semplice tappetino, utile per pulirsi le scarpe prima del trionfale ingresso in salone. Qualcuno – ma questa è una divagazione oziosa – le scarpe se le toglie appena varcata la soglia, per una questione igienica che alcuni considerano sacrosanta e altri una mania da fricchettoni fuori tempo massimo. Non sappiamo quali fossero le abitudini dei due tizi; quando apparivano sul pianerottolo, avevano entrambi le scarpe ai piedi. Scarpe comode, certo, ma inadatte a cerimonie impegnative. Si salutavano sempre con cordialità e, talvolta, scambiavano qualche battuta: sullo stato del palazzo, sull’ultima riunione condominiale, o su qualche vicino da sparlare – come accade in ogni condominio, pi...
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VIVAVOCE  Il vivavoce è quella trovata tecnologica che ormai abita stabilmente nei nostri smartphone e che ci permette di ascoltare, durante una telefonata, il tizio dall’altra parte del filo senza stare incollati all’aggeggio. Una volta si sarebbe detto “alla cornetta”. Io lo uso di rado: sono un tipo discreto e mi imbarazza far sapere i fatti miei all’umanità che, suo malgrado, mi gira intorno in un dato momento.   Riconosco però che, in certe situazioni, è utile. Per esempio, quando chiami uno di quegli uffici che ti mettono in attesa perché — sussurrano perentori — “al momento le linee sono intasate e gli operatori sono tutti occupati”. “Poveri” non lo dicono, ma lo aggiungo io: spesso si tratta di lavoratori e lavoratrici di call center sfruttati e sottopagati, a ulteriore dimostrazione che aveva ragione, e quanto c’aveva ragione, il fratello figlio unico di una strepitosa canzone di Rino Gaetano.   Negli ultimi tempi, però, ho scoperto che l’uso del vivavoce è c...
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 ABISSI Oggi mi sono svegliato con la sensazione che  bisogna fare qualcosa . Non nel senso di riempire la giornata — che, peraltro, si preannuncia tutt’altro che vuota — ma nel senso più profondo e urgente di affermare, e ribadire, che non possiamo restare immobili mentre tutto sembra scivolare verso un abisso che appare sempre più inevitabile.   Aprire gli occhi al mattino e leggere che quel gaglioffo di Tajani, incredibilmente insignito della carica di ministro degli Esteri, si prepara a partire per gli Stati Uniti per partecipare al cosiddetto  Board of Peace  — una struttura che ricorda più un comitato d’affari che un organismo dedicato alla pace — e che, secondo alcune ricostruzioni circolate nel dibattito pubblico, potrebbe discutere scenari che includono perfino la trasformazione di Gaza, devastata e ridotta in gran parte a macerie, in una sorta di riviera turistica per ricchi, fa male al cuore oltre che alla coscienza.   E allora uno si chiede:...
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COMUNICAZIONE REFERENDARIA Mentre sfoglio il solito giornale, senza il conforto del  pajaro  di Alberto Sallusti – alias Trilussa – mi imbatto nelle ultime dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ma ciò che colpisce ancor più sono i commenti dei redattori e degli opinionisti dell’area progressista, generalmente ostili all’attuale governo.   Secondo costoro, le uscite del ministro – e quelle di altri esponenti della maggioranza – finirebbero per favorire il fronte del “no” al prossimo referendum. Insomma, dei clamorosi autogol. Eppure, come nella canzone di Edoardo Bennato  Dotti, medici e sapienti , mi tocca dissentire.   La mia opinione è diametralmente opposta: quelle che vengono definite “sparate” fanno parte di una strategia comunicativa precisa. Si può dire tutto di questo governo, tranne che non sappia comunicare con efficacia alla propria tifoseria.   Diciamolo senza troppi giri di parole: una parte consistente dell’elettorato ...
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 SIMULATORI In Italia — senza indulgere nei luoghi comuni, ma nemmeno fingere che non esistano — abbondano furbetti e furbacchioni. È una fauna variopinta, capace di mettere in scena comportamenti tutt’altro che esemplari, anzi spesso scorretti, opachi, eticamente discutibili, purché se ne ricavi un vantaggio. Penso a chi evade il fisco con creatività degna di un artista concettuale; a chi scavalca la lista d’attesa in ospedale grazie all’amico infermiere o portantino; al tassista che da Ostia a Fiumicino ti chiede quaranta euro rigorosamente senza ricevuta (esperienza personale). Perfino al supermercato c’è chi arraffa il numeretto di chi rinuncia alla fila, invece di fare la cosa più semplice e corretta: buttarlo. E poi, come negarlo, c’è quella nutrita schiera di lavoratori “garantiti” negli enti pubblici che devono la loro posizione più a una spintarella che al merito. Ma queste furbate, si sa, diventano improvvisamente innocue quando riguardano noi. “Che avrò mai fatto?”, “c...
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 LAVOREREMO DA GRANDI di Antonio Albanese “ Lavoreremo da grandi ” . Il titolo del nuovo film di Antonio Albanese è già un programma, anzi, un piccolo spoiler della storia. I protagonisti sono quattro adulti: tre uomini di mezza età e il figlio di uno di loro, un po’ più giovane. Le loro vite sono un catalogo di fallimenti, sebbene i fallimenti esistenziali sfuggano sempre a una definizione precisa. Uno ha perso la zia che lo adorava, ma in eredità gli ha lasciato solo trucchi e parrucche, mettendolo letteralmente nei guai. Un altro fa l’idraulico, ma a differenza dei colleghi non si è arricchito. Il terzo — interpretato dallo stesso Albanese — è reduce da matrimoni falliti, suona musica dodecafonica (una tortura per chiunque sia costretto ad ascoltarla) e ha un figlio appena uscito di prigione. Una notte, all’uscita da un pub di provincia dove hanno bevuto più del consentito, si innesca una vicenda che in alcuni momenti sfiora il thriller. Compare un quinto personaggio, anche...
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REFERENDUM Capita sempre più spesso di ricevere, soprattutto tramite un diffuso programma di messaggeria gratuito, qualche meme: immagini accompagnate da una breve didascalia che pretendono di spiegare, in poche battute, concetti che meriterebbero ben altro livello di approfondimento. Ma, come si dice, chi ha più tempo? Tra poco più di un mese si terrà il referendum sulla conferma o l’abolizione di una legge costituzionale che ha modificato ben sette articoli della Carta del 1948. Il nodo centrale è quello della cosiddetta “separazione delle carriere”, ma è evidente che la questione è politica. Un’eventuale vittoria del “sì” rappresenterebbe un successo per il governo in carica, che avrebbe così mano libera nel portare avanti il proprio progetto: quello di assoggettare definitivamente la magistratura all’esecutivo. Con buona pace dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati, che rischierebbero di trovarsi a operare seguendo le indicazioni del governo. In una sintesi estrema: se ...
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UN DECAFFEINATO Tra le mie abitudini, non sempre virtuose e ancor meno divertenti o rilassanti, c’è quella del caffè al bar. Di mattina. Anzi, per essere precisi, del decaffeinato. Me l’ha consigliato — non ordinato, perché ordini non ne prendo da nessuno — il mio medico di base, dopo aver ascoltato le mie lamentele sul reflusso gastrico. Il bar dista poche centinaia di metri da casa. Eppure lo raggiungo in macchina, parcheggiando quasi sempre lungo una strada dove si affacciano altri esercizi commerciali. Tra questi, un gommista gestito da un signore che, non me ne voglia, appare spesso stanco e sofferente. Qualche settimana fa, deciso finalmente a cambiare una gomma ormai consumata, l’ho trovato dietro il bancone, quasi nascosto, mentre combatteva una sciatalgia ostinata. Eppure, stoico, mi ha cambiato la gomma. Io l’ho ringraziato, chiedendomi se al suo posto, nelle sue condizioni, ce l’avrei fatta. Forse sì, forse no. Boh. Per cronaca, segnalo anche un’agenzia immobiliare: in v...
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MIGRAZIONI  Non ho mai pensato seriamente di andare a vivere altrove. Un’altra città, un altro Paese. Ho sempre viaggiato per piacere, per vacanza, o per ritrovare qualche amico che, invece, quella scelta l’aveva fatta davvero. Per volontà o per necessità.   La storia dell’umanità, del resto, è una storia di migrazioni. E come ricordano tutti i manuali di storia degni di questo nome, anche noi “latini dalla pelle chiara” – qualcuno persino biondo e con gli occhi azzurri – affondiamo le radici nel ceppo indoeuropeo. Prova però a spiegarlo a chi è convinto che “ognuno deve stare a casa sua” e non tollera l’idea stessa di contaminazione tra persone provenienti da angoli diversi del mondo.   Si può affermare, con un buon grado di approssimazione e di attendibilità, che le migrazioni siano state spesso un problema per l’umanità. Alcuni storici sostengono persino che il crollo dell’Impero Romano sia dipeso in larga parte da una gestione incerta dei flussi migratori. Pensa u...
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DOCCIA Ero seduto su una sedia scomoda mentre viaggiavo in direzione Cristoforo Colombo sulla famigerata Metro Mare. Primo pomeriggio: per alcuni ora di pranzo, per altri – come me – il momento di tornare a casa dopo una mattinata impegnativa. Avevo conquistato con un certo impegno il mio posto a sedere, incastrato tra due tizi larghi di spalle, entrambi immersi nei loro smartphone.   In quelle situazioni, lo ammetto, mi scatta una curiosità quasi sociologica. Cosa faranno mai con quei piccoli computer che ci portiamo dietro? Che notizie leggono, a quale gioco giocano, quale messaggio staranno inviando e a chi? Poi, però, prevale la discrezione: non voglio sembrare un ficcanaso, e così mi rifugio nel mio libro, sperando che le sue pagine rendano il viaggio breve ma sereno.   Il problema, però, sono quelli che stanno in piedi. Proprio davanti a te. E che parlano con un tono impossibile da ignorare.   Ieri, per esempio, c’erano un ragazzo e una ragazza appena usciti d...
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 NEVE Non guardo le gare delle Olimpiadi invernali. Non lo avrei fatto comunque; neanche se, al governo del Paese che sfrutta questo grande evento per rifarsi il trucco, invece della camerata Meloni ci fosse un seguace del mitico Guevara. Figurarsi.   È che gli sport invernali non hanno mai attirato la mia attenzione. Non sono mai stato un appassionato di discese libere o di gare di fondo su tappeti innevati, figuriamoci del curling con le pentole. La neve mi è sempre piaciuta, sì, ma solo nelle foto o nelle cartoline. Dal vivo mi provoca smarrimento, inquietudine. A volte puro fastidio.   Nella città in cui vivo dalla nascita la neve è un fatto raro, talmente episodico che, quando arriva, si ritaglia inevitabilmente uno spazio indelebile nella memoria di chiunque. Io, per esempio, non dimentico la nevicata dell’85, più di quarant’anni fa: gioie per il supplemento di vacanze scolastiche, disagi perché sulle strade ghiacciate si scivolava e si cadeva. E io non avevo i ...