DISCORSI DA BAR (
vintage)
Ricordo i bar di una volta come luoghi particolarmente
effervescenti. Non erano soltanto locali dove si servivano caffè, bevande e
qualche alimento da consumare in fretta, quasi ingoiandolo al volo. Erano anche
punti di ritrovo per gruppi di persone diversissime tra loro: vere e proprie
piccole comunità.
Le presenze e i contributi al buon funzionamento di
queste comunità erano molto vari. C’era chi si fermava solo per pochi minuti,
magari dopo aver “staccato” dal lavoro, e chi invece trascorreva davanti al
bancone intere giornate. Questi ultimi non godevano certo della stima dei gestori,
che li osservavano con un misto di disprezzo e compassione: parassiti e
scansafatiche seriali, forse; oppure, ed ecco la parte compassionevole, persone
fragili, sole, bisognose di affetto e comprensione.
In quel contesto i bar erano davvero luoghi vivaci,
dove si potevano cogliere le tendenze del momento. In qualche modo supplivano
ai social che ancora non esistevano, con il salvifico alibi del verba volant:
la “cazzata” detta al bar poteva sempre essere negata o smentita. Sui social,
invece, puoi solo cancellare la corbelleria sperando che non sia già diventata
virale.
Ripensavo a questa natura vivace dei bar stamattina,
durante la mia quotidiana escursione alla ricerca di un buon decaffeinato Hag,
seguito dalla prima sigaretta della giornata, da consumare preferibilmente in
una zona riparata dal sole che già a maggio picchia forte.
Un po’ di effervescenza l’ho trovata comunque: una
signora particolarmente nervosa reclamava il suo diritto alla consumazione
prima di altri due avventori che, secondo lei, erano arrivati dopo. Una
scenetta simpatica, che però ricordava più le vecchie sit-com delle poste —
quando si faceva la fila per pagare le bollette — che non i bar di una volta,
luoghi più elaborati e raffinati, dove si incontravano e scontravano diverse visioni
del mondo. Materiale prezioso per politologi, sociologi e altri scienziati
sociali. E, in mancanza di scienza, comunque ottimo per farsi due sane risate.
Alla prossima consumazione.

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