BOLOGNA
Su questa trasferta di Bologna occorrerebbero chissà
quante premesse. E, comunque, per farla breve: la Roma agli ottavi di finale
poteva beccare una squadra belga piena zeppa di giovanotti di belle speranze
ma, per quello che ho visto io (aggiornamento professionale), piuttosto
ingenua. Oppure l’ostico Bologna allenato da uno che si chiama… Italiano.
E così, quando il sorteggio ci ha riservato i
felsinei, è venuto giù qualche indiscreto improperio, per due ragioni precise.
La prima, per quanto esposto sopra, perché poteva annà meglio. La seconda
riguarda la possibilità de potecce annà a Bologna. Perché, ormai da gennaio,
pende sui tifosi romanisti la mannaia di un infame decreto ministeriale che
vieta ai residenti di Roma e provincia di acquistare biglietti negli stadi che
ospitano la Magica.
E quindi, appena uscito l’infelice sorteggio, tutti a
domandarsi: “Ma questo divieto vale anche per una partita di Europa League?”
Certo che vale, perché siamo pur sempre nel miserabile territorio nazionale. E
la UEFA non s’incazza? Si sarà pure incazzata, ma il divieto mica lo hanno
tolto.
Dunque, per farla breve, per andare a Bologna ed
entrare nel mitico stadio intitolato a Renato Dall’Ara — che per i bolognesi è
un po’ come mettere insieme Dino Viola e Franco Sensi — c’erano solo due
sistemi. Uno borderline: comprare un biglietto dichiarando una residenza
fasulla (dopo il TAR bastava pure Pontinia o la Ciociaria). Oppure rimediare un
accredito, un biglietto omaggio.
Il biglietto omaggio di tribuna mi arriva sullo
smartphone nella mattinata di martedì. A questo punto il problema non era se
annà a Bologna, ma come annacce. Io preferisco sempre il treno: più comodo,
veloce e poi stai e parli con chi te pare. Pure da solo, volendo, che visti i
tempi non è sempre una cattiva idea. Ma il vecchio e caro Italo sparava
centoventi euro andata e ritorno e allora ho ripiegato su una trasferta in
macchina.
Scelta comunque proficua, e non soltanto in termini
economici, con l’unico disagio del traffico romano mattutino da subire per
arrivare puntuali all’appuntamento.
Poi, alcune considerazioni a margine. E mica tanto a
margine.
• Roncobilaccio, Nonno Poldo e il
cassetto della memoria
A pranzo mi portano a Roncobilaccio, in una trattoria
chiamata Nonno Poldo. Qui mi si apre il cassetto della memoria: oltre al
riferimento a Braccio di Ferro e a un celebre tifoso romanista scomparso
qualche anno fa — un autentico re dei vizi, come meritoriamente celebrato — io da
questo Nonno Poldo ci andai (o ci andiedi) poco meno di un trentello fa. Fine
anni ’90: con due amici ci fermammo proprio lì prima di giungere nel capoluogo
lombardo e imboccare San Siro, dove la Roma, se non ricordo male (e non ricordo
male), prese la sveglia. Ma noi, come al solito, pensavamo che ce l’avessero
rubata e con questa convinzione ritornammo a Roma. Da Nonno Poldo, se non
ricordo male, mangiammo bene e bevemmo pure meglio, come potrebbe confermare
uno dei due compagni di ventura ancora su piazza.
• La tribuna “familiare”
A Bologna non piove e io ho un biglietto in una
tribuna riservata a famiglie e ragazzi bolognesi. Quindi assolutamente fuori
contesto e lasciato solo (m’hanno rimasto solo) dagli altri membri
dell’equipaggio, che invece hanno acquistato — a vario titolo e varia
legittimità — il prezioso tagliando in altri settori.
• Nirvana
Mi guardo quindi la partita solo soletto, circondato
per lo più da bolognesi assai carichi: per loro le Coppe europee non sono
proprio un’abitudine. Prima della partita un tizio accanto a me prova a
discutere delle scelte del suo allenatore. Ma, di fronte ai miei silenzi e
smozzicature, capisce che quel pomeriggio non desideriamo le stesse cose per
aspirare a un minimo di felicità. E saggiamente lascia perdere.
Nel secondo tempo cambio addirittura posto: trovo un
seggiolino isolato dove, in una sorta di contemplazione mistica, assisto allo
spettacolo offerto dalle due squadre. Esulto con compostezza al gol di
Pellegrini, che in tanti vorrebbero via dalla Roma e subito. E io penso sempre:
ma come si fa a volere male a uno che ha fatto quattro gol alla Lazio? Gente
così si dovrebbe estinguere.
• Il ritorno e il diritto
amministrativo
Alla fine mi prendo il pareggio, in attesa della
partita di ritorno di giovedì prossimo. A casa nostra e senza limiti e divieti
territoriali. Insomma, ce potemo annà. Per le trasferte, invece, pare che
tocchi aspettare il Consiglio di Stato il prossimo 19 marzo. E così, per la
Roma, mi è toccato rispolverare pure qualche nozione di diritto amministrativo,
esame che superai brillantemente mezza vita fa. Non ero ancora stato neanche da
Nonno Poldo.
Comunque, la tribuna consente di uscire subito appena
finita la partita e di tornare a casa a un orario decente. Da pensarci.
Alla prossima.

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