HAMNET NEL NOME DEL FIGLIO
di Chloe' Zhao
Hamnet è l’adattamento cinematografico del romanzo di Maggie
O’Farrell. Non è un biopic tradizionale, ma un racconto romanzato che illumina
un frammento della vita di William Shakespeare. Lo vediamo esercitare il
mestiere di maestro in una campagna non lontana da Londra, dove s’innamora di
Agnese Hathaway, donna di cui si mormora sia figlia di una strega e che vive in
simbiosi con la natura, fonte per lei di libertà e protezione.
Dalla loro unione nascono tre figli. La prematura
scomparsa dell’unico maschio diventa il cuore emotivo del film: un dolore che
lacera, divide e poi, in qualche modo, ricompone la coppia quando William
dedicherà al figlio perduto una delle sue opere maggiori, Hamlet.
Il film parla del dolore e della sua elaborazione,
della forza dei sentimenti e della natura come spazio taumaturgico. Offre anche
uno spaccato sociale dell’epoca, tra Cinquecento e Seicento, contrapponendo gli
straordinari paesaggi della campagna inglese a una Londra soffocata dalla peste,
quasi invivibile.
L’ho guardato con grande interesse e curiosità:
dialoghi efficaci, immagini potenti, interpretazioni notevoli dei due
protagonisti. Da vedere senza indugio, anche solo per immergersi nella natura
come serbatoio di libertà e nei sentimenti più autentici. Senza la pretesa di
assistere a una storia fedelmente documentata: è, e resta, un romanzo portato
sullo schermo.
Al prossimo film.

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