L'ELETTORE DI DESTRA (dopo la sconfitta)
Me rode er culo. Quanto me rode! Stanotte manco ho dormito a ripensà a ’sta sconfitta referendaria che, a dirla tutta, negli ultimi giorni se sentiva proprio nell’aria.
La mitica Giorgia Meloni, la figlia der popolo… oh, ce l’ha messa tutta. S’è fatta tutti i canali possibili e immaginabili. Aho, è annata pure da Fedez — quello che stava co’ Chiara Ferragni — a parlà sui podcast.
Che poi, io ve lo dico, faccio pure un po’ fatica a capì ’sto mondo. Sarò boomer, ma quando ero ragazzo io c’era la cabina telefonica co’ i gettoni. E i videogiochi? Quelli che te regalavano alla comunione o alla cresima, da attaccà alla televisione. Dopo tre partite già eri più forte de Diego Maradona.
Comunque, non divagamo.
Dicevo: la nostra premier s’è piegata pure alla logica dei social pur de salvà la baracca dopo le uscite de Carlo Nordio, Andrea Delmastro e la Bartolozzi. Ma io dico: ma come se fa? Tra ristoranti comprati co’ gente poco raccomandabile e frasi sui magistrati che manco al bar sotto casa…
E pensà che noi saremmo quelli dell’ordine e della disciplina. Quelli a cui piace — e quanto ce piace — mannà la gente in galera. Certo, poi i magistrati non so’ tutti uguali: ce stanno quelli politicizzati, le famose “toghe rosse”, come diceva er poro Silvio Berlusconi.
Ecco, io de una cosa so’ convinto: se er poro Silvio stava ancora qua, col cavolo che perdevamo ’sto referendum. Quello era capace de mandà a votà SÌ pure le suore de clausura! Me lo ricordo ancora quando spediva i volantini ai pensionati sulla tassa sulla casa: questi se presentavano all’Agenzia delle Entrate a baccajà e pretende er rimborso… mitico.
Se ci fosse stato lui, non avremmo visto ’sto spettacolo tra piazze e televisioni. Tutte quelle zecche festanti a Piazza del Popolo… anche se, a dirla tutta, già stanno a litigà tra loro per le primarie.
Da noi invece mestizia. Solo la nostra premier ha tenuto la barra dritta: “Non cambia niente”, ha detto. E infatti si va avanti a governà nell’interesse della nazione e del popolo sovrano. Perché noi mica semo come quelli: un’accozzaglia de scappati da casa.
E poi, diciamolo, pure l’occhio vuole la sua parte: guarda er nostro Italo Bocchino, che in TV combatte come un leone, sempre elegante, preciso, cravatta a tono.
Adesso, come ha detto la premier, tocca metabolizzà e annà avanti.
E magari — dico io — pure dà ’na svegliata a ’sti ragazzotti che so’ annati in massa a votà NO. Fosse per me, servizio militare obbligatorio subito. Così imparano pure a dì de sì… o almeno a capì quando è il caso de dì no.
In ogni caso, non v’illudete brutte zecche che ieri cantavate Bella ciao con o senza toga da magistrato! Noi, come disse qualcuno a noi molto caro tireremo dritto! Anche se poi, pare, fece una brutta fine. Ma quella era un’altra storia.
E alla prossima.

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