L'ELETTORE DI DESTRA parte III
Ve l’avevo detto io. Tutti a piagnucolare che dal benzinaio era un salasso, un sacrificio umano al dio del carburante, ed ecco che la nostra amata premier arriva con la sua bacchetta magica e zac: venticinque centesimi di accise in meno al litro. Venticinque. Una cifra che fa tremare i polsi. Pare che col pieno risparmio quasi quindici euro. Che oggi con quindici euro ci compri forse un caffè, una scatola di Ringo e un biglietto dell’autobus — ma oh, come coi regali brutti: l’importante è il pensiero, pure se il pensiero è “non avevo voglia di spendere”.
Naturalmente i soliti sinistri hanno ricominciato a borbottare. Quelli che non sono mai contenti, che se gli regali un gioiello ti chiedono lo scontrino. “È troppo poco”, “dura solo venti giorni”, “arriva tre giorni prima del referendum”. Ma guarda un po’, che coincidenza. E subito a dire che la premier fa campagna elettorale sulla pelle dei poveri automobilisti. Ma per favore. Come se noi di destra fossimo così tonti da confondere un benzinaio in tuta fluorescente con un magistrato in toga. Dai su.
Che poi questi magistrati, domenica, gliela facciamo vedere. Per rispetto del povero Silvio, che da loro è stato tartassato come un tappeto persiano. E noi mica dimentichiamo.
E comunque, senza questo governo, con la guerra in Medio Oriente — dove, dettaglio irrilevante, estraggono il petrolio — chissà dove finiremmo. Probabilmente a piedi. E non sia mai.
Ma non è finita. La nostra premier, nelle austere stanze dell’Unione Europea, sta combattendo come una leonessa per sospendere tutte quelle misure sull’inquinamento. Finalmente qualcuno che dice basta a questa lagna del pianeta che soffoca. Sempre a parlare di clima, di CO₂, di ghiacciai che si sciolgono. Ma scioglietevi voi, ecologisti vegani, che vi lamentate pure degli alberi. Una bella fiorentina e passa la paura.
E poi lasciateci scorrazzare con le nostre macchine. Io pago bollo, assicurazione e benzina: avrò pure il diritto di passare davanti al Colosseo senza essere fermato da un varco ZTL che sembra l’ingresso di un bunker. E quegli ambientalisti che si buttano per terra bloccando il traffico? Ma che andassero a lavorare. A noi di destra del pianeta inquinato non ce ne frega niente. Anzi, se non fosse stato per loro, oggi avremmo ancora quella pineta inutile invece del villaggio turistico con le casette d’asfalto vista mare. Molto meglio il cemento, che almeno non fa allergia.
E ora mi preparo agli ultimi giorni di fuoco. Domenica c’è il referendum, e
la nostra premier ci sta mettendo l’anima. Io sono convinto che vincere e
vinceremo. Come disse il nostro caro Benito, il più grande statista del
Novecento — parole sue, quando era giovane e nessuno la tampinava ogni giorno chiedendole
di dire qualcosa di antifascista. Eh, come cambiano i tempi. E come dice il
generale Vannacci che è uno dei nostri, eja eja alalà.

Commenti
Posta un commento