UN SINCERO DEMOCRATICO...
Apprendo della scomparsa di Umberto Bossi e assisto al
consueto diluvio di panegirici in suo onore. Arrivano attestati di stima da
destra e da sinistra. Se quelli da destra erano prevedibili, al netto degli
“scazzi” che il Senatùr ha avuto negli ultimi anni con qualche segretario,
quelli da sinistra risultano francamente imbarazzanti.
Che dire di Bersani che confessa di aver voluto “tanto
bene” al depositario del marchio del celodurismo? O del presidente
Mattarella che arriva a definirlo un “sincero democratico”? Ci sarebbe da
ridere per l’involontaria comicità dell’inquilino del Quirinale, se non ci
fosse invece da versare qualche lacrima.
Un “sincero democratico” sarebbe colui che ha diffuso
per anni un razzismo sistematico verso chiunque fosse nato a sud del Po, spesso
espresso con idiomi sessisti, e che fu coautore – insieme al suo compare
Gianfranco Fini – di una legge sui migranti che sembrava un manifesto della
razza in versione moderna, apripista di provvedimenti sempre più liberticidi.
Fu sodale di Re Silvio, con il quale litigò e si
riappacificò, ottenendo il ministero delle Riforme istituzionali che,
fortunatamente, non riformò nulla. Poi la malattia lo mise ai margini della
scena politica, quasi spettatore dell’inarrestabile deriva sociale di un Paese
diventato persino peggiore di quanto lui stesso immaginasse nei suoi slogan su
“Roma ladrona” e nei coretti contro i “napoletani puzzolenti”, intonati a
Pontida da giovanotti che poi avrebbero fatto carriera.
Quando muoiono, diventano tutti bravi. Per quanto mi
riguarda, no. Umberto Bossi non era un sincero democratico né un antifascista:
era un reazionario che ha attraversato gli ultimi decenni della storia italiana
contribuendo, purtroppo, a spingerla verso un abisso che sembra ogni giorno più
profondo.
Alla prossima.

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