L'ELETTORE DI DESTRA parte IV
Aho, ieri sera non ho preso impegni. Una coppia
d’amici m’aveva pure invitato a cena in un posto dove pare se magna bene e se
spenne poco, ma niente: ieri proprio non potevo. C’era forse una partita
imperdibile su Sky o Dazn? Macché. C’era di meglio. La nostra amata premier
chiudeva la sua strepitosa campagna per il SÌ al referendum, e addirittura
negli studi di quell’emittente dove parlano sempre male di noi. Dico La7,
quella dove ogni sera Lilli Gruber spara addosso merda al nostro grande
governo. Per fortuna che c’è il mitico Italo Bocchino che ci difende sempre: un
fenomeno, pensa che scrive pure libri di storia che dovrebbero adottare nelle
scuole, invece di quei noiosi manuali dove il ventennio fascista è raccontato
solo come un periodo di cose brutte e non si parla mai di quello che i
comunisti hanno fatto in Istria e Dalmazia. Le foibe, dico.
Comunque, la nostra premier — anzi il presidente
del Consiglio, perché lei vuole essere chiamata al maschile, e che so’
tutte ‘ste declinazioni femminili che rovinano la lingua italiana — si è
presentata ospite da quel sinistrorso di Enrico Mentana, che l’ha incalzata con
domande pungenti. Ma lei niente, non si è scomposta e ha risposto per le rime.
Devi vedere che abilità dialettica. Anche quando quello stronzo di Mentana, che
una volta c’aveva pure i ricci, le ha chiesto della storia del sottosegretario
Del Mastro che — così scrivono certi giornali infidi — starebbe in affari con
un camorrista, lei ha ribattuto chiaro e tondo che sono manovre del nemico. Di
chi vuole male non solo a lei e al suo partito, ma alla nazione intera. Perché
lei sta lì mica per ambizione personale, ma per il bene della nazione.
E io pure, ieri, sono rimasto a casa per il bene della
nazione, rinunciando a pizza, supplì e quattro chiacchiere con gli amici. Non
potevo perdermi la mitica Giorgia che giocava fuori casa e vinceva pure. E devi
vedere quanto era caruccia ed elegante. Altro che la capa de quell’altri, che
mette giacche coi colori che fanno a cazzotti ed è pure lesbica. Oddio, ognuno
può amare chi gli pare, ma che almeno si mettesse da parte e non mettesse in
dubbio la sacralità della famiglia tradizionale. Dici che pure Giorgia non c’ha
una famiglia tradizionale e che si è separata? Eh, vabbè, quisquilie.
Ora però tocca annà a vince domenica e lunedì, e
portare a casa ‘sta riforma della giustizia alla faccia di tutti quelli che ce
vogliono male. Quindi daje conservatori — che “camerati” ce fa perde voti —
annamo a vota. E come diceva lui: vincere e vinceremo.
Alla prossima.

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