LA DELUGE GLI ULTIMI GIORNI DI MARIA ANTONIETTA di Gianluca Jodice

1792, A Parigi infuria la Rivoluzione — quella vera, con la R maiuscola, borghese e giacobina come nei manuali di storia moderna. Luigi XVI e Maria Antonietta, con prole e parenti al seguito, vengono arrestati e rinchiusi nella Torre del Tempio.

Il film del napoletano Gianluca Iodice – già autore dell’ottimo Il cattivo poeta – evita di mostrarci barricate, folle inferocite e ghigliottine in azione. La Rivoluzione resta fuori campo, evocata da dialoghi e da guardie che non concedono nulla. Il racconto si concentra su un frammento: la prigionia dei due sovrani, il loro lento scivolare dal trono alla storia.

Tre atti. Nel primo, Gli Dei, i regnanti deposti ostentano ancora un residuo di maestà, incapaci di credere al destino che li aspetta. Luigi XVI appare fragile, quasi dimesso; Maria Antonietta, invece, conserva una durezza che sfiora il cinismo.

Nel secondo, Gli uomini, la realtà li raggiunge: non c’è più corte, non c’è più potere, solo l’attesa di un epilogo inevitabile.

Il terzo, La morte, racconta la fine. Luigi XVI, ormai ridotto a “Luigi Capeto”, diventa quasi un uomo qualunque, e proprio per questo più umano.

Un film solido, coprodotto anche da Paolo Sorrentino, con scenografie curate, dialoghi misurati e interpretazioni di livello. Presentato a Locarno, è – a mio avviso – un’opera riuscita, utile persino come ripasso di storia moderna.

Al prossimo film.

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