NUVOLE E SOLE
Guardo il cielo. Nuvole e sole. Un po’ di vento.
Elemento di disturbo quando si gioca a tennis, soprattutto se la tecnica è
quella di un amatore e i movimenti del corpo non sono proprio impeccabili.
Eppure, mi diverto lo stesso.
Mi chiedo spesso se nella vita sia necessario
eccellere in qualcosa, ottenere applausi, lasciare un segno. Oppure se basti
impegnarsi davvero, non risparmiare energie nel tentativo di migliorarsi un po’
ogni giorno. Per conto mio, vale la seconda.
Mi capita però sempre più spesso di provare disagio
quando mi ritrovo in mezzo a persone che detesto cordialmente. Vorrei fuggire,
sparire, dissolvermi. E invece resto lì, per quieto vivere, fingendo
indifferenza. Cambio discorso quando l’argomento diventa troppo divisivo, perché
tanto — mi dico — quando li rivedrò mai. Eppure, un senso di colpa rimane.
La capacità dialettica ha un limite: mi piace
conversare con chi ha un punto di vista diverso dal mio, ma pretendo che
argomenti con serietà e un minimo di competenza. Sempre più raro, di questi
tempi.
Qualche giorno fa, in macchina, un tizio raccontava
aneddoti dei suoi viaggi. Divertenti, secondo lui. Io ho chiuso gli occhi e
finto di dormire. In tutti quei racconti non c’era mai un museo, un’opera,
qualcosa che lo avesse colpito davvero. L’ho archiviato mentalmente nella
categoria “subumano”. Forse sono diventato esigente. E dire che mi sento così
ignorante, e che se rinascessi studierei di più.
Meglio tornare al cielo. Nuvole e sole. E quel vento
che rende più complicati dritto e rovescio. Ma, nonostante tutto, continuo a
divertirmi.
Alla prossima.

Commenti
Posta un commento