ABISSI

Oggi mi sono svegliato con la sensazione che bisogna fare qualcosa. Non nel senso di riempire la giornata — che, peraltro, si preannuncia tutt’altro che vuota — ma nel senso più profondo e urgente di affermare, e ribadire, che non possiamo restare immobili mentre tutto sembra scivolare verso un abisso che appare sempre più inevitabile.

 

Aprire gli occhi al mattino e leggere che quel gaglioffo di Tajani, incredibilmente insignito della carica di ministro degli Esteri, si prepara a partire per gli Stati Uniti per partecipare al cosiddetto Board of Peace — una struttura che ricorda più un comitato d’affari che un organismo dedicato alla pace — e che, secondo alcune ricostruzioni circolate nel dibattito pubblico, potrebbe discutere scenari che includono perfino la trasformazione di Gaza, devastata e ridotta in gran parte a macerie, in una sorta di riviera turistica per ricchi, fa male al cuore oltre che alla coscienza. 

E allora uno si chiede: quale colpa abbiamo commesso per ritrovarci con un governo simile e, più in generale, in un mondo che sembra procedere spedito verso un sistema sempre più disumano? E soprattutto: cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per portare un mattoncino alla causa? Domande che restano sospese, senza risposta. Resta solo un malcelato disagio nel vivere in una società in cui l’arroganza e la superficialità sembrano proliferare ovunque, al punto da temere perfino le conversazioni ascoltate per caso su un autobus, per non rovinarsi la giornata. 

Eppure, stamattina sentivo forte l’impulso di reagire, la voglia di fare qualcosa, qualsiasi cosa, perché non si può restare in silenzio davanti a ciò che vediamo e sentiamo ogni giorno. Mentre un altro ministro, quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, trascorre giorni a Cortina e, con tutti i problemi che ci sono — ritardi ferroviari compresi — trova il tempo di parlare dei preservativi del villaggio olimpico. Al peggio, davvero, non c’è mai fine. Anzi sì: perché una volta toccato il fondo, si può sempre scavare. 

E allora, prima che ciò accada, bisogna trovare un rigurgito di coscienza. Bisogna fare qualcosa. Ecco. Alla prossima.

 

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