NEVE

Non guardo le gare delle Olimpiadi invernali. Non lo avrei fatto comunque; neanche se, al governo del Paese che sfrutta questo grande evento per rifarsi il trucco, invece della camerata Meloni ci fosse un seguace del mitico Guevara. Figurarsi. 

È che gli sport invernali non hanno mai attirato la mia attenzione. Non sono mai stato un appassionato di discese libere o di gare di fondo su tappeti innevati, figuriamoci del curling con le pentole. La neve mi è sempre piaciuta, sì, ma solo nelle foto o nelle cartoline. Dal vivo mi provoca smarrimento, inquietudine. A volte puro fastidio. 

Nella città in cui vivo dalla nascita la neve è un fatto raro, talmente episodico che, quando arriva, si ritaglia inevitabilmente uno spazio indelebile nella memoria di chiunque. Io, per esempio, non dimentico la nevicata dell’85, più di quarant’anni fa: gioie per il supplemento di vacanze scolastiche, disagi perché sulle strade ghiacciate si scivolava e si cadeva. E io non avevo i Moon Boot, e invidiavo chi li sfoggiava con sicurezza. 

Mi capitò poi di andare un paio di volte a trascorrere la domenica in un posto innevato, con tanto di rifugi e piste da sci. Dress code improvvisato, pullman pieno di tutto: veri amanti della montagna e semplici curiosi. Io stavo tra i secondi, e ricordo che quel giorno mi annoiai così tanto da declinare ogni invito successivo. Preferivo altri divertimenti, altri sport. E quando Alberto Tomba collezionava successi, mi irritavo pure: all’improvviso lo sci era diventato così importante da far slittare nei notiziari sportivi i servizi sulle partite di calcio. 

Mi dispiace, quindi, ma queste Olimpiadi non le avrei guardate comunque. Certo, ascoltare quel che dicono questi fascistelli al governo e vedere come strumentalizzano il grande evento fa salire una rabbia ulteriore. Nulla toglie, però, agli atleti che si allenano duramente per anni per competere ai massimi livelli e magari vincere una medaglia. Sono le uniche facce pulite in mezzo a tanto letame. Nonostante il bianco dei tappeti innevati. 

E alla prossima.

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