UN DECAFFEINATO

Tra le mie abitudini, non sempre virtuose e ancor meno divertenti o rilassanti, c’è quella del caffè al bar. Di mattina. Anzi, per essere precisi, del decaffeinato. Me l’ha consigliato — non ordinato, perché ordini non ne prendo da nessuno — il mio medico di base, dopo aver ascoltato le mie lamentele sul reflusso gastrico.

Il bar dista poche centinaia di metri da casa. Eppure lo raggiungo in macchina, parcheggiando quasi sempre lungo una strada dove si affacciano altri esercizi commerciali. Tra questi, un gommista gestito da un signore che, non me ne voglia, appare spesso stanco e sofferente. Qualche settimana fa, deciso finalmente a cambiare una gomma ormai consumata, l’ho trovato dietro il bancone, quasi nascosto, mentre combatteva una sciatalgia ostinata. Eppure, stoico, mi ha cambiato la gomma. Io l’ho ringraziato, chiedendomi se al suo posto, nelle sue condizioni, ce l’avrei fatta. Forse sì, forse no. Boh.

Per cronaca, segnalo anche un’agenzia immobiliare: in vetrina espone cartelli con cifre che mi spingono, inevitabilmente, a guardare altrove.

Il mio baretto mattutino è gestito da una famigliola più o meno allegra o, chissà, misteriosamente infelice come quelle descritte dal mitico Tolstoj nell’altrettanto mitico Anna Karenina. Lei sta quasi sempre dietro al bancone; lui, appena può, fugge in uno stanzino attiguo dove si dedica alla sua arte di pasticciere. E ogni volta mi torna in mente quella canzoncina anni Settanta dello spot di una famosa azienda di gelati: “Com’è bello fare il pasticciere…”.

Il bar è discretamente frequentato. C’è l’immancabile frigorifero dei gelati, sopra il quale riposano — non sempre — alcuni quotidiani: Corriere dello Sport e Il Messaggero. Per letture più raffinate, evidentemente, dovrei cambiare bar.

La TV è perennemente sintonizzata su un canale Mediaset. Confesso il mio disappunto: non rientro tra gli appassionati delle reti fondate dal povero Silvione. Ma anche questa me la faccio passare.

Prendo il mio decaffeinato, pago un euro e quaranta, e un paio di volte a settimana mi concedo pure una giocata alla SNAI sulle partite di calcio. La scorsa settimana sono andato vicino al colpo grosso: settecentocinquanta euro di vincita su due puntati. Ma è andata male proprio all’ultimo.

Così, dopo il decaffeinato, non mi resta che uscire e fumare la prima sigaretta della giornata. La migliore, perché è quella più lontana dall’ultima. Mi piazzo davanti all’agenzia immobiliare ancora chiusa — i palazzinari e i loro amici, evidentemente, si svegliano tardi — e penso che, tutto sommato, meglio fumare va.

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