COMUNICAZIONE REFERENDARIA
Mentre sfoglio il solito giornale, senza il conforto del pajaro di Alberto Sallusti – alias Trilussa – mi imbatto nelle ultime dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ma ciò che colpisce ancor più sono i commenti dei redattori e degli opinionisti dell’area progressista, generalmente ostili all’attuale governo.
Secondo costoro, le uscite del ministro – e quelle di altri esponenti della maggioranza – finirebbero per favorire il fronte del “no” al prossimo referendum. Insomma, dei clamorosi autogol. Eppure, come nella canzone di Edoardo Bennato Dotti, medici e sapienti, mi tocca dissentire.
La mia opinione è diametralmente opposta: quelle che vengono definite “sparate” fanno parte di una strategia comunicativa precisa. Si può dire tutto di questo governo, tranne che non sappia comunicare con efficacia alla propria tifoseria.
Diciamolo senza troppi giri di parole: una parte consistente dell’elettorato di destra non conosce nemmeno l’articolo 1 della Costituzione, figuriamoci se si appassiona a questioni tecniche e complesse come quelle oggetto del referendum. Consapevoli del rischio di un’astensione elevata tra i propri sostenitori, i leader della destra cosa fanno? Semplice: la buttano in caciara. Trasformano un quesito tecnico in un plebiscito pro o contro il governo, così da mobilitare la propria torcida anche in assenza di argomenti più “popolari”, come le zingarelle che rubano portafogli in metropolitana.
Ecco perché non bisogna sottovalutare queste strategie comunicative, che definire diaboliche non è esagerato. Nei prossimi giorni – e fino al voto – assisteremo a nuove uscite, sempre più roboanti. Perché, come ricordava Oscar Wilde (e come amava ripetere anche Benito l’impiccato, l’importante è che se ne parli, bene o male
Alla prossima.

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