L'ALBA DEI LEONI di Stefania Auci
Rispetto ai due precedenti romanzi di Stefania Auci
dedicati alle vicende della famiglia Florio, L’alba dei leoni
rappresenta un vero e proprio prequel. La storia, questa volta, si colloca
prima della nascita, dell’ascesa e infine del declino dell’impero commerciale
dei Florio.
Siamo nel Settecento, il cosiddetto secolo dei Lumi,
ma nelle vicende dei Florio — ancora tutti residenti a Bagnara — di luce se ne
scorge ben poca. Il romanzo ci immerge negli angusti confini di un mondo
costruito attorno a famiglie rigidamente patriarcali, dove il padre padrone
decide i destini dei figli, destinati a ripercorrere senza scampo la tradizione
e la miseria familiare. Qualcuno riesce, con coraggio, a sottrarsi al proprio
destino, ma si tratta delle eccezioni che confermano la regola.
Colpisce, inoltre, la condizione delle donne: relegate
al ruolo di mogli e madri, spesso date in sposa a uomini che non conoscono,
cedute dai padri al miglior offerente in cambio di una dote. Il matrimonio, del
resto, non è che un contratto.
In questo romanzo di oltre quattrocento pagine spicca
la descrizione accurata delle condizioni sociali di una città della Calabria e,
più in generale, del Meridione d’Italia sotto i Borboni. Particolarmente
interessante è l’attenzione dedicata al tema del brigantaggio, che mi ha
incuriosito al punto da spingermi a ulteriori approfondimenti.
Per quanto mi riguarda, si tratta di un libro persino
migliore dei due precedenti, e non posso che consigliarne la lettura. Al prossimo libro.

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