BUGIE E SILENZI

Ai bambini bisognerebbe dire sempre la verità. O anche no. Chi è senza peccato scagli la prima pietra e dica di non aver mai ricevuto una bugia da genitori, zii,  nonni, affini o collaterali nel tempo dorato dell’infanzia. Bugie magari dette in buona fede, come si dice a fin di bene. O, più semplicemente, perché l’adulto di turno era stanco di fornire ulteriori spiegazioni su un dato argomento o non trovava ragionamenti più adatti e convincenti della classica corbelleria da sparare alle orecchie del bambino. Alcune bugie sono famose tipo quella che i regali a Natale li porta un uomo con la barba e vestito di rosso o nel giorno dell’Epifania, che tutte le feste si porta via, la gradita spedizione sia condotta da una donna possibilmente vecchia e con una scopa in mano. Altre vengono dette per rendere meno sgradevoli eventi fastidiosi o traumatici, ad esempio un esame clinico, oppure, il primo giorno di scuola. Vedrai che la maestra è molto carina, poi magari ti beccavi la classica prototipa d’insegnante stanca e annoiata sin dal primo giorno di aver a che fare con uno sguaiato manipolo di fanciulli e fanciulle in fiore. O. peggio ancora, un maestro maschio vittima degli stereotipi di genere.

Ecco, tutto questo preambolo per dire che alle bugie ci abituiamo presto nella vita. Le ascoltiamo da bambini e ci capita di imparare la lezione e di diventare, a nostra volta quando diventiamo adulti, dei bravi mentitori. Chi più, chi meno, ci mancherebbe. Ci sono dei mentitori seriali che, insomma, mentono anche quando non ne ricavano alcun tornaconto. O che inventano storie o travisano una data realtà dei fatti.

Tuttavia, a chi non è capitato di mentire una o più volte nella vita? Di saltare un appuntamento, di declinare un invito perché mal disposti, con qualche acciacco o con qualche familiare che aveva assoluto bisogno di noi? Da adolescenti a scuola ci si allena all’arte di giustificare le proprie negligenze con scuse e pretesti anche assai divertenti.

Le bugie fanno anche ridere e sono comunque meglio delle omissioni e dei silenzi. Non c’è nulla peggio di un silenzio. Di un non detto, di un mancato chiarimento, quella volta che noi due era meglio parlarci, ecco, cito un verso di una canzone a me molto cara. Le bugie si possono anche scusare e, talvolta, ci si ride anche sopra. I silenzi, invece, quelli no. Quante relazioni sono state interrotte da un prolungato silenzio. E aveva ragione Martin Luther King quando affermava che le nostre vite cominciano a finire quando si tace sulle cose che contano.

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