NOI TIREREMO DRITTO (periodico)
Non c’è niente da fare: noi di destra siamo sempre più
svegli degli altri, che ancora stanno litigando per scegliere un premier, fare
un programma e decidere se accollarsi o meno quel guitto di Matteo Renzi. Noi,
conservatori, nostalgici fascisti e post‑ sovranisti, vannacciani, con o senza
il busto di Benito nel salone, conosciamo bene i nostri polli — pardon, i
nostri elettori — e troviamo sempre la medicina per curarne le insofferenze.
Meglio: riusciamo sempre a parlare, e far parlare, di ciò che ci conviene.
Ora, ti pare che potremmo parlare di economia? Noi che
avevamo promesso la flat tax per tutti, l’abolizione della Fornero,
l’eliminazione delle accise, magari pure l’abolizione di pigione e condominio
come si diceva una volta… e che invece ci ritroviamo a fare l’ultima legge di
bilancio della legislatura con quattro spicci bucati? E che dobbiamo rispondere
quotidianamente all’ISTAT, all’OCSE, a Bankitalia, insomma a tutte quelle
organizzazioni che sciorinano dati e ci ricordano che le cose non vanno proprio
a gonfie vele. Che per fare il pieno serve un mutuo e che la gente, in vacanza,
non c’è andata poi così tanto.
Potremmo parlare di sicurezza, noi che abbiamo fatto
non so quanti decreti in materia, mandando in galera pure i ragazzini e quelli
che si buttano per terra per protestare contro il cambiamento climatico. Che
poi, diciamolo: fa caldo, fa caldo davvero. Il sudore è uguale per tutti, e
mica l’anticiclone africano risparmia noi di destra. E non lo possiamo neanche
spedire in qualche centro in Albania: si può fare con le persone, non con le
perturbazioni.
Solo che, parlando di sicurezza, ci siamo accorti — ma
già lo sapevamo — che una società a reati zero non esiste. E poi, diciamolo: a
noi qualche reato piace pure, tipo non pagare le tasse o andare in giro a
menare le mani a caso, purché ci sia un nemico comodo da additare.
Ecco, il nemico comodo. Noi di destra, conservatori,
nostalgici o post‑fascisti, con o senza il busto di Benito nel salone, quando
non abbiamo argomenti pronti, tiriamo fuori il cavallo di battaglia:
l’invasione dei migranti clandestini. Preferibilmente quelli che nei nostri
racconti arrivano già con la cintura di tritolo, rubano, spacciano e disturbano
“le nostre donne”. Bisogna fermare l’invasione, e hai visto che paracula la
nostra premier, che ha subito alzato la caciara quando sono sbarcati migliaia
di marocchini a Ceuta? Che poi, hai visto dov’è Ceuta? Da lì in Italia non ci
arrivi neanche con un viaggio pagato alla migliore agenzia su piazza,
figuriamoci quei morti di fame che scappano dalla miseria. Però è sempre meglio
alzare il polverone: tanto lo sappiamo che ai nostri elettori basta poco. Sono
fedeli, seguono la squadra ovunque vada e non hanno la cattiva abitudine di
leggere notizie un po’ più raffinate. A sinistra dicono che i nostri elettori
sono analfabeti funzionali, ma questa cosa ci rafforza pure: perché per noi
l’ignoranza è un valore nazionale da ostentare, rivendicare e difendere contro
chi vuole mettere in discussione i nostri sacri principi.
E se aumentano il pane, la benzina e pure il lettino
in spiaggia, e se i portafogli continuano a sparire in metropolitana nonostante
i nostri decreti, noi sappiamo sempre cosa fare: parlare di immigrati. Meno
male che ci sono loro, oltre agli incapaci di sinistra che ora discutono di
cultura woke. Così vinciamo sempre, e il nostro Ignazio Benito già si scalda
per il Quirinale. Deve solo decidere se portarsi appresso il busto del povero
Benito. Per il resto, ci sono Ranucci e Lavitola. A noi!

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