SCRITTI MORALI di Epicuro
Ho preso in mano, con un certo indugio, questo classico della filosofia: Scritti morali di Epicuro, edizione Fabbri. L’ho preferito – forse contro ogni logica stagionale – a qualche giallo più adatto a un’estate caldissima, per diverse ragioni. Oltre alla mia abitudine di alternare generi e periodi di lettura, sentivo la necessità di approfondire il pensiero di Epicuro, autore sul quale troppo spesso si parla con una superficialità che non gli rende giustizia.
Il volume si apre con l’introduzione di Carlo
Diano, probabilmente il più fine interprete moderno del filosofo
greco. Seguono la Lettera a Meneceo, le Massime capitali, le Sentenze
e frammenti e alcune lettere finali. È una selezione essenziale ma ben
calibrata, che permette di cogliere il nucleo della morale epicurea.
Epicuro non concepisce il piacere come ricerca
sfrenata di soddisfazioni effimere o dissoluzione dei costumi. Al contrario: il
piacere autentico nasce da una vita che riduce le sofferenze, che coltiva
l’assenza di turbamento (atarassia) e di dolore (aponia). È
un piacere sobrio, stabile, che si fonda sulla misura e sulla conoscenza di sé.
Di grande interesse è anche la celebre
distinzione dei desideri in tre categorie: naturali e necessari, naturali ma non necessari,
vani.
Una classificazione semplice ma potentissima, che
ancora oggi può guidare una riflessione lucida sulle nostre priorità e sulle
fonti reali dell’inquietudine.
“Quando ci siamo noi, la morte non c’è; quando
c’è la morte, non ci siamo noi.”
Una formula disarmante nella sua semplicità, che
invita a non sprecare energie in paure sterili.
In sintesi, questa raccolta è una lettura
preziosa non solo per arricchire il proprio bagaglio culturale, ma anche per la
sua evidente funzione terapeutica. Per quanto mi riguarda, è
un libro che consiglio sempre. Anche sotto il sole cocente dell’estate.
Al prossimo libro.

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