IL DIO DELL'AMORE di Francesco Lagi

Premetto, ancora una volta, di non essere un critico cinematografico. Non ne ho il talento, ammesso e non concesso che disponga di altri talenti; propenderei per la risposta negativa, ma tant’è. Capisco più di calcio che di cinema, lo riconosco, e non saprei imbastire un pippone sulla bravura (o meno) del regista, di chi ha scritto i dialoghi o impostato la sceneggiatura. Però, almeno questo, mi permetto di dirlo: se un film mi piace, lo dico.

E questo Il Dio dell’amore di Francesco Lagi, candidato a quattro Nastri d’Argento, mi è piaciuto davvero.

Nella Roma dei giorni nostri, con vista Fori Imperiali, si aggira nientemeno che Publio Ovidio Nasone, il poeta dell’amore che ha fatto impazzire generazioni di liceali alle prese con versioni e traduzioni. Un compagno di fatiche scolastiche che, paradossalmente, molti ricordano con affetto. All’inizio, mentre Ovidio parla tra le rovine dell’antica Roma, sembra quasi di essere finiti in un film anni Sessanta, con quella voce narrante che rischia di stufare dopo cinque minuti. E invece no: poi arrivano loro, i personaggi. Ben otto, più un nono particolare, ognuno con la propria storia di sentimenti, di inciampi, di ferite.

C’è l’autista che non riesce a metabolizzare la fine di una storia, la sua ex, una maestra elementare che si è accoppiata con un uomo sposato, separato e con un figlio che è pure suo alunno. C’è la coppia lesbica con una bambina nata da inseminazione artificiale. C’è l’altra coppia con un figlio che, tuttavia, non è di lui ma di un altro: proprio quel separato con figlio di cui sopra. E, last but not least, la ragazza di Frozen. O meglio: di Frosinone.

Sono storie diverse, intrecciate, e non necessariamente a lieto fine. Perché i sentimenti, si sa, non seguono mai un percorso lineare: si aggrovigliano, fanno male, richiedono tempo, pazienza, e talvolta pure un percorso terapeutico per rimettere insieme i pezzi e tornare a stare bene con sé stessi e con gli altri.

Comunque, tornando all’inizio e senza farla troppo lunga, questo film mi è veramente piaciuto. Tenero, con interpreti bravi, e anche divertente. Che non guasta mai. Perché nella vita, in fondo, bisogna soprattutto innamorarsi e divertirsi. E, se possibile, anche scopare.

Al prossimo film.

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