DESOLATION ROAD 

Qualcosa lo rimpiangeremo, di queste stanche giornate d’agosto. Non il caldo appiccicoso — a quello, e lo dico con amara ironia, ci si abitua. Me lo ha detto anche una signora ieri, mentre eravamo in ascensore. L’ascensore, in estate, è un luogo particolarmente inquietante: ogni volta mi chiedo se, per un guasto qualsiasi, potrei restare chiuso lì dentro. Sopravviverei fino all’arrivo dei salvatori pronti a riaprirmi le porte del mondo, o almeno del pianerottolo? Boh.
 
La signora era vestita bene, caruccia, pettinata — come direbbe un pessimo attore da cine‑panettone — cordiale ed educata. I nostri volti erano già segnati dall’afa, lucidi di sudore. Aspettavamo soltanto di immergerci nell’aria condizionata delle stanze raffreddate da qualche dispositivo automatico. Lei sorrideva; non so se sapesse sorridere come nella struggente Farewell del mitico Guccini, però mi ha detto, rassegnata: “È così, fa caldo, dobbiamo abituarci”.
 
Allora l’ho guardata un po’ male e ho iniziato la mia breve filippica sui cambiamenti climatici e sui governi che non fanno nulla — ma proprio nulla — per migliorare le condizioni di questo pianeta malmesso. È durata poco: forse neanche un minuto, il tragitto era breve e l’ascensore procedeva spedito. Però quella rassegnazione, così composta e pettinata, è stata un altro colpo: non dico al cuore, ma almeno al petto. Non mi piacciono le persone rassegnate.
 
Di queste giornate d’agosto, invece, rimpiangeremo le strade vuote, il traffico inesistente che fa un po’ malinconia ma quanto è comodo. Il parcheggio a scelta pensa. Oggi ho parcheggiato subito e, galvanizzato, ho tentato una difficile interlocuzione con un distributore automatico di sigarette. Interlocuzione fallita: appena ho inserito la tessera sanitaria — nel verso sbagliato, evidentemente — mi si è materializzato di lato un tizio con barba fluente, occhi spalancati e maglietta azzurra. Mi ha chiesto una sigaretta. E io gliel’ho negata: “Aho, ma non lo vedi che le sto comprando?”
 
Lui ha atteso pazientemente che io sbrigassi la pratica, ma dopo il primo tentativo andato a vuoto ho rinunciato. Ho pensato: ti pare che non trovi un tabaccaio aperto, pure con tutte le ferie? E poi un pacchetto costa ormai sei euro e ottanta centesimi. Dico: sei euro e ottanta. Diviso venti fa quasi trentacinque centesimi a sigaretta. Diventa onerosa pure la beneficenza.
 
Il tizio con la barba fluente ha continuato a guardarmi mentre mi allontanavo, con una faccia delusa, forse arrabbiata. In attesa del prossimo viziato che inserirà la tessera nel verso giusto e non vedrà comparire la scritta “vendita non abilitata”.
 
Intanto il cielo è un po’ scuro, e chissà che non cada un po’ di pioggia. Non sarebbe male. Viva la desolazione di metà agosto. Alla prossima.

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