CHIACCHIERE DA BAR (periodico)

Otto del mattino. Fuori si muore di caldo. Dentro al bar, smentendo il titolo di una vecchia canzone, no: l’aria condizionata funziona alla perfezione e la porta automatica, con le sue fotocellule zelanti, respinge ogni infiltrazione di afa.

Non si muore al bar, ma c’è poca gente. Solo i baristi in maglietta nera d’ordinanza e un paio di clienti: lavoratori di un’officina aperta anche di sabato. E pure d’agosto.

Il più anziano dei due sta già gustando il cappuccino quando entra l’altro, più giovane, quasi un pischello. Il vecchio (si fa per dire) gli chiede se le ferie le ha già fatte. Risposta affermativa, ma corrucciata. Al limite della rabbia, quando aggiunge: «Tu le ferie le fai ad agosto, come il principale». Ecco, le diseguaglianze sociali anche nelle officine: livelli, categorie, turnazioni. Mi torna in mente una vecchia canzone di lotta, La ballata della Fiat: “E le qualifiche e le categorie noi le vogliamo tutte abolite, le divisioni sono finite, alla catena siam tutti uguali”. Pare di no, invece, se il giovane va in ferie a giugno o luglio e ad agosto deve lavorare mentre il vecchio se ne va in vacanza. Ma forse esagero.

Anche perché il vecchio gli ricorda che mica sono tutte rose e fiori: ad agosto le vacanze costano di più. «Vai a prenotare una stanza al mare o in montagna, poi te ne accorgi». Quindi, che dire: nessun lamento. Ecco.

Io, intanto, mi gusto il mio decaffeinato e questa singolare chiacchierata, assai poco cordiale. Meglio della tizia che, poco prima, ha bloccato l’unica edicola aperta in zona per una storia di gratta e vinci: ne cercava uno particolare e ha fatto fare la fila ai poveracci che volevano solo comprare un quotidiano. Una volta le edicole vendevano giornali, riviste e giornaletti. O quasi. Tanto che pora nonna mi diceva spesso: «Va dal giornalista», confondendolo col giornalaio. O magari gli voleva attribuire un ruolo più importante, una forma di rispetto.

Comunque la giornata è iniziata col deca e la sigaretta, e i due operai li ho lasciati ancora dentro al bar a discutere di ferie e riposi. Il tempo dei servi è ormai passato, diceva pure quella canzone. E magari fosse vero.

Al prossimo deca.

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