IL SOL DELL'AVVENIR (settimanale)
Non pensavo di arrivare a questo punto. Lo confesso:
ho paura che i governi, in questo paese, si succedano come le estati degli
ultimi anni. Nel tempo dei cambiamenti climatici ci lamentiamo per il caldo,
per l’umidità che ti incolla i vestiti addosso, e i più esperti ci ricordano di
andarci cauti: quest’anno è brutta, ma la prossima sarà peggio. E quella
dopo peggio ancora.
Così per i governi italiani.
Quando, nel remoto 1994, le elezioni furono vinte da
una coalizione guidata da un imprenditore rampante e furbastro che portò a
Palazzo Chigi anche esponenti del Movimento Sociale Italiano — diretto erede
del Partito Nazionale Fascista — e la Lega secessionista e già razzista di
Bossi, pensavamo che il peggio fosse arrivato. E che altro ci può succedere?
Poi Berlusconi ha rivinto una, due volte, spostando
sempre più l’asticella a destra mentre brandiva la parola “libertà” con la
disinvoltura di chi usa un slogan come deodorante.
Siamo arrivati ai giorni nostri: prima Salvini, con i
cinque stelle post‑ideologici del “se so’ magnati tutto”, che faceva le dirette
dal terrazzo del Viminale e si vestiva da sbirro; poi la camerata Meloni,
direttamente presidente del Consiglio (al maschile, ça va sans dire). E siccome
non era ancora abbastanza a destra, è spuntato pure un generale — sospeso — che
si chiama Vannacci e dice cose che cinquant’anni fa avrebbero fatto ridere o
avrebbero richiesto l’intervento di due col camice bianco.
Ora, non c’è dubbio: quelli che governano e il
Vannacci con cui, presumibilmente, troveranno un accordo in vista del 2027, puzzano di fascismo da ogni angolo del corpo.
Non passa giorno senza che dicano o facciano qualcosa che richiama quel mondo.
Basti pensare all’ultima settimana: la tragica morte
di Fakir, l’uomo di quarantadue anni deceduto dopo un brusco fermo di polizia;
le reazioni alla manifestazione del giorno dopo; e l’ennesimo provvedimento
securitario approvato da un Consiglio dei ministri che non sa come aiutare la
gente ad arrivare a fine mese. Una norma che colpisce perfino i minorenni, i
ragazzini tra i quattordici e i diciotto anni. L’ennesimo segnale: colpire i
nemici, reali o potenziali. I cosiddetti “maranza”, figli di migranti nati e
cresciuti in Italia, e gli studenti che magari in autunno avranno ottime
ragioni per dissentire.
E leggevo che qualche fenomeno di questo governo
vorrebbe abbassare la soglia di punibilità penale a tredici anni. A quando
neonati e infanti colpevoli di aver urlato troppo in attesa della pappa?
Di fronte a tutto questo, continuo a restare sorpreso
dall’indifferenza — che rasenta la complicità — di tanti sedicenti democratici
che ancora non riconoscono ciò che è sotto gli occhi di tutti: questi sono quello che sono. Fascisti.
Senza sé, senza ma, senza bisogno di olio di ricino o marce del sabato. E bisogna
dirlo anche a quelli del cosiddetto ‘campo largo’ che hanno definito l’ignobile
provvedimento ‘anti maranza’ pure propaganda. Ci voleva tanto ad aggiungere che
trattasi di propaganda fascista e razzista?
Adelante.

Commenti
Posta un commento