NOI TIREREMO DRITTO (settimanale) 

Noi stiamo col gioielliere. Col mitico Mario Roggero che, diciamocelo, si è comportato come avrebbe fatto ciascuno di noi. Mi entri in bottega, minacci mia moglie e mia figlia, poi me, che sono maschio italico e virile e, per definizione, quelle sono le mie donne, ti prendi pure un sacchetto di diamanti e io non dovrei correrti appresso e spararti? Ma stiamo scherzando?
 
Dicono che c'è lo Stato di diritto e che, in questi casi, bisogna chiamare polizia e carabinieri: ci devono pensare loro. E che la legittima difesa non vale se il pericolo è cessato. Tutte balle. E a quelli che criticano il nostro mitico gioielliere auguro proprio che i ladri gli entrino in casa. Poi voglio vedere.
 
Perché, parliamoci chiaro, noi che veniamo da una certa storia – ci siamo capiti – le regole della Costituzione e dello Stato di diritto le abbiamo sempre sopportate poco. È così da quando eravamo ragazzini e guardavamo i film western: mentre tanti tifavano per gli indiani, noi stavamo con i cowboy. Erano bianchi e non facevano tutta quella caciara che fanno gli indiani quando strillano e caricano.
 
E poi ci piace stare dalla parte del più forte, del più ricco. Tra un gioielliere con la bottega avviata, la villa e la casa al mare o in montagna e tre sfigati che fanno i rapinatori, ma ti pare? Per loro la galera è troppo poco: bisogna ammazzarli tutti. E già che ci siamo, pure gli immigrati, anche quelli di seconda e terza generazione, e quelle zecche di sinistra e dei centri sociali che devastano le città e scendono in piazza perché un marocchino, fermato dalle forze dell'ordine, gli è morto quasi tra le braccia.
 
Ma ti pare? Quello era uno svalvolato e i nostri valorosi gendarmi hanno seguito il protocollo, come ha dichiarato il prode Bignami. Non quello dei manualetti per prendere sei senza troppa fatica, ma uno dei nostri: un deputato di Fratelli d'Italia che una volta si è vestito da nazista. Ma stava giocando, era Carnevale.
 
Chi viene arrestato deve capire che non è una passeggiata di salute e, se poi ci rimane, pazienza. Uno di meno. Soprattutto se non ha il sangue italico ma quello di Casablanca.
 
Insomma, tra il gioielliere trasformato in martire, il marocchino morto durante l'arresto e gli scontri di piazza, tutta l'acqua finisce al nostro mulino.
 
Così giochiamo in casa e possiamo fare altre leggi sulla sicurezza. Tipo quella di qualche leghista che sostiene che, se uno ti entra in casa, anche se si è sbagliato, peggio per lui: gli puoi sparare e ammazzarlo come un cane. La difesa è sempre legittima. Punto. E basta con questa storia della proporzionalità: con questi diritti sono ottant'anni che ci scassate.
 
Sì, fateci parlare di sicurezza e di ordine pubblico: è roba nostra, pane per i nostri denti. Così la gente, già spossata dal caldo bestiale, non si mette troppo a pensare alle bollette, alla benzina, ai salari, alle medicine, alle visite e ai soldi che non bastano mai.
 
Perché se davvero dovessero incazzarsi il prossimo autunno, altro che il gioielliere con la pistola. Ci toccherà scappare come sorci e tornare nelle fogne da dove, in fondo, siamo venuti. A noi!

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