LA ROMA E' UNA COSA SERIA (settimanale) 

Mancano solo quattro domeniche alla ripresa del campionato: una a luglio e tre ad agosto. Poi si ricomincia, e addio a stare sotto al sole sulla spiaggia di Ostia o in qualunque altro lido. Se proprio dovremo sudare, lo faremo dagli spalti dell’Olimpico o, se ci mandano in trasferta, in qualche città sparsa da nord a sud.
 
Intanto la stagione è già ripartita: i ragazzi si allenano sotto il sole caliente di Trigoria, guidati dal nostro mister, il Gasp da Grugliasco, che li sottopone pure alle triple sedute. Tra poco arriveranno le prime amichevoli estive e, oplà, la prima in casa — di lunedì — contro l’ostica Fiorentina, in quella maglia viola che a teatro porta male.
 
Sono finiti pure i Mondiali: ha vinto la Spagna, che ha i colori come i nostri, contro l’Argentina che invece ha i colori come quegli altri, e pure un allenatore che con loro ci ha giocato. I Mondiali, nel variegato panorama del tifo romanista, dividono sempre. Ci stanno quelli — e sono tanti, forse la maggioranza — che rivendicano la loro indifferenza verso questa prestigiosa competizione. Ti dicono, sfrontati e fieri, che a loro mica piace il calcio: piace solo la Roma. Se in campo non ci stanno undici giocatori con la nostra maglia, si annoiano. Un po’ come quelli che una volta, per bacchettare chi era troppo appassionato, dicevano: “Ma ancora vai dietro a ventidue burattini in mutande?”
 
Io lo confesso: a me i Mondiali piacciono. Li guardo e mi diverto, senza quelle angosce, quelle ambasce, quegli sbalzi di tensione emotiva che mi procurano le partite della Roma. Divento da tifoso affetto da sindrome ossessivo‑compulsiva a spettatore assennato, uno che guarda una partita con l’aplomb di chi si vede un film o uno spettacolo teatrale. Un piacere rilassato, insomma: niente tranquillanti, niente pacchetti di sigarette, e comunque vada non si rovina il sonno.
 
Tra qualche settimana, invece, ricomincerà tutto: le partite di campionato, i caffè, le sigarette, il “che stanno a fa’ quegli altri?”, il “guarda questo che s’è mangiato tutto solo davanti al portiere!”. Una vitaccia, si direbbe. Ma alla fine ci piace, perché ci illude che, nonostante lo scorrere del tempo, tutto resti tale e quale a un passato più o meno remoto. Anzi: più passano gli anni e più è peggio. Forse perché si hanno meno progetti, meno illusioni, e si spera almeno che la Roma vinca qualcosa. Che sarebbe pure ora.
 
E se davvero fosse l’anno buono, le centinaia di migliaia di spagnoli che hanno scortato il pullman della squadra del mondo potrebbero pure venire a spicciarci casa. E sempre forza Roma.

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