LA CONTINUITAì DEL MALE di Tommaso Montanari 

La continuità del male di Tommaso Montanari non è un saggio storico, e l’autore lo ribadisce più volte. Il titolo, volutamente evocativo, richiama quello di un celebre saggio di Hannah Arendt: una scelta non casuale, che suggerisce fin da subito un terreno di confronto con la riflessione sul male politico e sulla sua persistenza nel tempo.
 
Ma cosa vuole dirci, in meno di trecento pagine, lo storico dell’arte fiorentino, assiduo frequentatore dei salotti televisivi? Montanari parte da una premessa che contraddice le certezze di molti sedicenti — e “sinceri” (?) — democratici: il fascismo non è una categoria politica morta e sepolta. È rimasto nella società italiana come un virus impossibile da debellare del tutto, annidato negli anfratti più o meno visibili del Paese.
 

Da qui la domanda centrale: i partiti che oggi governano l’Italia — Fratelli d’Italia in primis, ma anche Lega e Forza Italia — sono riconducibili alla mitologia fascista? Per Montanari la risposta è affermativa.
 
Il libro è un lavoro accurato di scomposizione dell’ideologia della destra attuale: una discesa nella mentalità dei suoi dirigenti e militanti, alla ricerca delle idee-guida, dei riferimenti culturali, del significato attribuito ai concetti più ricorrenti. Ne emerge una visione ossessionata dalla sconfitta del fascismo, che non rimpiange né rinnega il passato, ma tenta di trarne elementi utili a costruire una nuova realtà. Una retorica allusiva, perfettamente leggibile per la comunità politica che la produce, ma opaca per chi non sa — o non vuole — vedere.
 
Leggere questo testo significa addentrarsi nell’abisso di ciò che la Costituzione antifascista voleva cancellare: razza, nazionalismo, identità, antisemitismo, patriarcato, autoritarismo, diseguaglianze, indottrinamento. A ciascun tema è dedicato un capitolo, costruito attraverso il confronto tra testi del passato e discorsi del presente. In questo quadro, le Tesi di Trieste — manifesto ideologico di Fratelli d’Italia del 2017 — risultano particolarmente esplicite, a dispetto di chi finge di scoprirlo solo ora. Una sottovalutazione scriteriata, di cui il sistema mediatico mainstream porta una responsabilità enorme.
 
Il merito del libro è quello di legare in un ragionamento unitario i tanti temi che ricorrono nel lessico politico della destra italiana. È una concatenazione vertiginosa che parte dalla denuncia dell’immigrazione come minaccia alla purezza dell’identità italiana ed europea: un’identità intesa in termini etnici (la “razza” di un tempo) e culturali-religiosi, sostenuta da una storia ridotta a epica grottesca e da una religione vissuta in chiave conflittuale verso il resto del mondo.
 
La “sostituzione etnica” è lo spauracchio continuamente agitato, cui si oppone la riaffermazione della famiglia patriarcale: la donna come generatrice di figli al servizio della patria, mentre ogni deviazione dal modello tradizionale — femminismo, omosessualità — viene contrastata con durezza. L’obiettivo è una società coesa, in cui l’interesse nazionale — incarnato dal capo scelto direttamente dal popolo, capace di silenziare il frazionismo parlamentare e il dissenso politico, anche grazie a una magistratura addomesticata — elimina ogni spazio al conflitto tra classi sociali e al pensiero critico, attraverso il disciplinamento dell’istruzione e della cultura. A chiudere il cerchio è la negazione dell’uguaglianza, cardine della Costituzione, in nome di una visione gerarchica dell’umanità.
 
Il tutto con due modelli di riferimento: Sparta, sul piano storico, e Israele, nella sua versione più nazionalista e militarizzata, sul piano politico.
 
George Orwell, citato dall’autore,  ricordava che «per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo». Montanari ci mostra che ciò che abbiamo sotto il naso è una destra intrisa di fascismo.
 
Al prossimo libro.

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