IL RACCONTO DELL'ISOLA SCONOSCIUTA di Josè Saramago

C’è, in questa favola, un uomo singolare che si presenta al cospetto di un sovrano per chiedergli una barca. Non chiede ricchezze, né terre, né favori: vuole soltanto un’imbarcazione per raggiungere l’Isola Sconosciuta. Il re, abituato a governare ciò che è già tracciato e catalogato, non può che reagire con scetticismo. Le isole, dice, sono tutte conosciute, tutte segnate sulle mappe, tutte già possedute da qualcuno. Eppure, di fronte alla tenacia di quel suddito stravagante, finisce per cedere. Concede la barca, quasi per liberarsi di lui, quasi per non dover più discutere dell’esistenza di ciò che non si vede.

Sulla nave, però, non sale solo l’uomo. Lo segue una donna, addetta alle pulizie del palazzo, che abbandona il suo mondo di corridoi e stanze reali per inseguire la curiosità che quel cercatore di isole le ha acceso dentro. I due, in un modo che non è mai dichiarato ma sempre suggerito, scoprono una forma di amore: o almeno una passione che gli somiglia, fatta di gesti minimi, di silenzi condivisi, di un’attenzione reciproca che cresce mentre la barca prende forma e direzione.

Il racconto, così, si trasforma in una metafora limpida della condizione umana. L’isola sconosciuta diventa il simbolo del desiderio, del sogno che permette di sfuggire a una realtà spesso cruda, piena di ostacoli e di mappe già disegnate da altri. E il viaggio, più che la meta, diventa il vero centro della storia: perché l’isola non è un luogo geografico, ma un approdo interiore, la scoperta di sé nel punto più profondo dell’anima.

È un romanzo brevissimo, poco più di quaranta pagine, ma in cui si manifesta con forza il genio di José Saramago: la sua ironia sottile, la sua capacità di trasformare il quotidiano in allegoria, la sua punteggiatura inconfondibile che scorre come un fiume continuo di pensiero. Un testo che non è per tutti, forse, ma è necessario per chi non vuole perdere neanche una riga di questo autore immortale.

Alla prossima lettura.

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