SCENDE ALLA PROSSIMA? VIA LONGONI
Il 558 (cinquecentocinquantotto) portava sulla Tuscolana, dove c’erano i negozi fichi, soprattutto d’abbigliamento, e poi le stazioni della metropolitana da cui si poteva “volare” verso i quartieri del centro. Quando entrò in funzione la linea A della metropolitana, nel 1980, poco prima della strage di Bologna, i benpensanti si scandalizzarono: il sabato pomeriggio — passerotto non andare via — orde di ragazzi e ragazze provenienti dalle “malfamate” periferie invadevano Piazza di Spagna e gironzolavano per via del Tritone o via del Corso.
Che tempi, signora: anche il padre operaio voleva che il figlio frequentasse le belle strade del centro. Magari, un giorno, anche dottore. Chissà.
Il 214 (duecentoquattordici) e il 312 (trecentododici), invece, promettevano spostamenti più sobri: da una periferia all’altra, magari anche peggiore di quella che si lasciava. Passavano con una frequenza ancora più bassa del 558 e raccoglievano un numero inferiore di passeggeri. Il 312 aveva anche una variante: corse limitate alla sede INPS di via Longoni. Ero troppo piccolo per recarmi all’istituto che si occupava soprattutto di pensioni e pensionati, ma questa cosa la ricordo lo stesso.
Rapida ma decisiva digressione: gli autobus di periferia erano tutti a tre cifre; quelli a due cifre, invece, percorrevano le strade del centro, da San Giovanni in poi. Al massimo, tale privilegio poteva spingersi fino all’Appio Latino, ma forse si trattava di un atto di generosità o di un incidente statistico. Chissà. A una cifra, invece, c’erano i tram, che viaggiavano sulle rotaie e promettevano di sconfiggere il traffico delle automobili, pur cimentandosi in lunghi percorsi che attraversavano buona parte della città.
Autobus a tre cifre, dunque: dal cento al novecento, secondo un ordine che non aveva nulla di casuale. Quelli che iniziavano con il nove percorrevano strade oltre la zona nord di Roma, a me assolutamente sconosciute. E solo a sentirli nominare accusavo un senso di smarrimento. Alle quattro cifre, no, non arrivavamo; però, quando volevamo sfottere qualcuno che abitava un po’ troppo lontano, gli dicevamo: “Aho, lì ci arriva er 1001!” Come a dire che non avevano nemmeno gli autobus a tre cifre, in una singolare disputa dialettica tra poveracci di periferia.
Poi, nel 1980 — qualche mese prima della tragica strage di Bologna — fu inaugurata la linea A. E noi scoprimmo un mondo nuovo. Quando scendevamo, potevamo vedere Piazza di Spagna. Aho, erano soddisfazioni! Alla prossima corsa.

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