THE SEA di Shai Carmeli Pollak

Qualche informazione introduttiva, ma doverosa. The Sea, film del regista israeliano Shai Carmeli Pollak, ha vinto in patria ben cinque premi Ophir – l’equivalente israeliano dei nostri David di Donatello. Un trionfo, almeno sul piano artistico. Eppure, nonostante il successo, il film è stato boicottato dal governo israeliano. Dopo averlo visto, non posso che dire: e ci credo.

La storia ha il passo di una favola triste, a tratti di un road movie senza consolazione, senza la promessa di un lieto fine. Il protagonista è Khaled, dodici anni, che vive a Ramallah – in Cisgiordania – con la nonna, la sorella e due fratelli. La madre è morta da tempo, il padre compare di rado: lavora da clandestino in un cantiere di Tel Aviv, sempre in bilico tra necessità e paura.

Khaled non ha mai visto il mare, anche se conserva un boccaglio lasciatogli dal nonno, quasi un talismano. L’occasione sembra arrivare quando la scuola organizza una gita. Ma al primo posto di blocco il pullman viene fermato: Khaled non ha i documenti “giusti”. I compagni proseguono, lui torna a casa. Il mare negato può attendere. Ma anche no.

Con un gesto insieme disperato e ostinato, il ragazzino decide di andarci comunque, al mare. Si infila nel furgone di alcuni operai diretti a un cantiere, senza documenti, senza la card elettronica per gli autobus, senza conoscere l’ebraico. Solo con la sua determinazione. Quando il padre scopre la fuga, parte a cercarlo: anche lui entra in un territorio che lo respinge, rischiando l’arresto a ogni passo.

In questa vicenda minima, quasi quotidiana, il film riesce a raccontare tutte le discriminazioni che i palestinesi subiscono. E lo fa senza ricorrere a scene di violenza esplicita: basta un bambino a cui è negata la vista del mare, basta un uomo costretto a lavorare clandestinamente che deve indossare una kippah per nascondere la propria origine. Piccoli gesti che diventano enormi, perché rivelano un sistema.

Ed è proprio questo che ha fatto scattare la censura: il film mostra, senza retorica e senza ambiguità, ciò che molti preferiscono non vedere. Mostra un paese che si definisce “l’unica democrazia del Medio Oriente”, ma che nei fatti si comporta come una etnocrazia, dove i diritti fondamentali dipendono dall’appartenenza etnica. Un paese che può negare a un bambino perfino il desiderio più semplice: guardare il mare.

Dal fiume fino al mare. Un film assolutamente da vedere, necessario. Alla prossima sala.

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