IL SOL DELL'AVVENIR (settimanale di un sedicente elettore di sinistra)

Chiariamo una cosa una volta per tutte: io non sono un elettore di sinistra. O meglio, non lo sono di quei partiti che si definiscono tali — che si chiamino "fronte progressista" o "campo largo" — e che corrono per uno scranno in Parlamento. Per decenni mi sono sottratto alla tossica scelta del meno peggio, quella trappola che ci ha trascinati dritti verso il peggio assoluto o verso governi tecnici sostenuti da ammucchiate di parlamentari pronti a imporre politiche di lacrime e sangue. Non li votavo perché non mi rappresentavano e perché non volevano niente a nessuno. Anzi, per dirla nel nostro pregiato vernacolo: gnente a nisciuno.


Poi è arrivato il fondo del barile, sotto le spoglie di un governo di fascisti quasi dichiarati. Ma lo avete sentito il Presidente del Senato? La seconda carica dello Stato che afferma che il 25 aprile bisogna omaggiare tutti, partigiani e militanti della Repubblica di Salò? Sì, esattamente: pure quelli che collaboravano con gli occupanti nazisti e perpetravano crimini contro l’umanità senza risparmiarsi.

A questo punto, confesso, sono pronto a tutto. Pure a vedere Renzi al governo — e già questo dice tutto sulla brutta fine che ho fatto.

Veniamo alle news. Lo ammetto: ho goduto quando ho saputo che il rapporto deficit/PIL non è sceso sotto il tre per cento. L'Italia resta un'osservata speciale e questi manigoldi al governo non potranno distribuire mancette ai loro amici per accaparrarsi voti alle prossime elezioni.

Che gioia vedere Giorgia Meloni livida di rabbia mentre accollava il disastro dei conti a chi c'era prima di lei. È lo sport nazionale: chi governa oggi incolpa i predecessori, i quali a loro volta addossano la colpa a chi li ha preceduti, in una catena di Sant’Antonio che finisce per scaricare tutto su qualcuno che è già morto e non può più difendersi.

Mi dichiaro, mi costituisco: sono un "nemico della nazione". Spero che le cose vadano sempre peggio, finché la gente non sarà costretta a scendere in piazza veramente incazzata. Il mio desiderio estremo, quasi folle? Vedere questi occupanti di Palazzo Chigi scappare come sorci.

Magari, a quel punto, potrò risparmiarmi l'incombenza di votare il meno peggio, con la speranza che chi verrà dopo non sia persino peggiore. Perché al peggio non c’è mai fine, e basta guardare un Vannacci qualunque che scalpita per capire che non si può stare tranquilli.

Intanto mi godo il 25 aprile. Che almeno in questo giorno schiattassero tutti.

E sempre adelante. Alla prossima.

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