LA ROMA E' UNA COSA SERIA (settimanale non incom)
Siamo in piena pausa estiva: all’Olimpico fanno i concerti e i campi di Trigoria sono chiusi. Rimane solo il calciomercato che, però, non m’appassiona più di tanto. Una volta sì, che il calciomercato era la fiera dei sogni per ogni tifoso. Le notizie si leggevano solo sui quotidiani del mattino, che riportavano ciò che era successo — vero o presunto — il giorno prima. Non c’erano trasmissioni televisive né profili social di esperti, o presunti tali, a bombardarti continuamente con trattative reali o inventate.
Poi è arrivata tutta quella roba sul Fair Play Finanziario, sul Settlement Agreement, sull’indice di liquidità e compagnia bella, e ormai i tifosi sembrano tutti esperti di finanza. Io non sono uno di quelli che “si stava meglio quando si stava peggio”, né uno che rimpiange il passato. Non inseguo la giovinezza perduta e sono convinto che il mondo, in fondo, sia destinato a progredire. Nonostante Vannacci. Perciò, quando ripenso ai bei tempi del calciomercato al Gallia — poche settimane in un albergo milanese dal nome che ricordava la regione conquistata dal vecchio Cesare — non mi lascio prendere dalla nostalgia. Però lo dico: il calciomercato mi annoia profondamente. E le uniche notizie alle quali attribuisco credibilità sono quelle con il giocatore presentato ufficialmente in sede, con addosso i sacri colori sociali. Stop.
In questo periodo di stanca pallonara, i miei pensieri vanno altrove. Per esempio: ma quando inizia la campagna abbonamenti? Siamo a metà giugno e ancora non c’è uno straccio di comunicato sul sito ufficiale dell’AS Roma, con modalità e prezzi.
In realtà, il rinnovo dell’abbonamento non dovrebbe causare stress: ci sono diversi giorni per provvedere e non serve fare tutto di corsa. Poi, però, le cose vanno diversamente, e non nego che io sono uno di quelli che l’abbonamento lo rinnova subito. Facendo la fila che, oggi, è solo virtuale: un omino che cammina e ti dice quanto devi tenere acceso il computer prima che arrivi il tuo turno.
Una volta (aridaje) era diverso: la fila la facevi fisicamente davanti alla sede del Circo Massimo, o a Trigoria, o da qualche rivenditore autorizzato. E incontravi, sempre fisicamente, qualche compagno di ventura con cui scambiavi due chiacchiere. L’abbonamento era di carta; ricordo pure quello con i foglietti che venivano strappati dall’addetto all’ingresso prima di ogni partita che Dio (o meglio, la Roma) comandasse, prima che si passasse ai buchi sulla tessera tipo autobus.
Ora è tutto digitale, con l’app, e devi solo ricordarti di arrivare allo stadio con lo smartphone carico. E io dico che è meglio così, a conferma della mia idea che non si stava necessariamente meglio quando si stava peggio. Eravamo solo più giovani — e te pare poco? Lo so, ma che devi fare.
Abbiamo questa passione, quasi un’ossessione, che almeno ci dà l’illusione di essere sempre quelli di una volta, quando avevamo tutti i capelli in testa e neanche l’ombra di un segno sul viso. E allora, come oggi, quando il campionato si fermava ci chiedevamo: aho, ma quando escono gli abbonamenti per la prossima stagione? Perché c’è sempre un’altra stagione. Almeno si spera.
E sempre forza Roma.

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