DISCORSI DA BAR (insonnia)
Mi scoccia definirlo il mio “barista di fiducia”. Non mi piace questa etichetta e, sinceramente, con il tizio in questione probabilmente non andrei mai volentieri a cena. Forse, guarda un po’, non ci prenderei neanche un caffè.
Ogni volta che lo sento parlare – e mi riferisco a qualsiasi argomento, dalla cronaca alla politica, fino al gossip e al cazzeggio più gratuito – mi accorgo di quanto siano distanti le nostre visioni del mondo.
Questa mattina il barista che spesso mi prepara il decaffeinato, quello che segue l’acquisto del quotidiano e di un paio di rosette all’alimentari, stava chiacchierando con un cliente. Il ragazzo era decisamente più giovane, collocabile tra i venticinque e i trentacinque anni, portati tutt’altro che splendidamente: barba incolta, fisico robusto destinato all’ingrasso, scarsa attenzione alla dieta e allo sport. Nulla da eccepire, comunque.
Quando sono entrato, i due discutevano dei Mondiali e dei problemi del sonno. Le partite vengono trasmesse anche in orari improbabili: una a mezzanotte, un’altra alle tre del mattino, per via del fuso orario tra Italia e Nord America. Io queste fatiche me le risparmio volentieri. Svegliarmi alle tre per guardare una fottuta partita dei Mondiali? Neanche per idea. Lo farei solo se giocasse la Roma, e questo è assolutamente certo.
Il punto, però, non erano pronostici o commenti sulla fiera pallonara più importante del pianeta. No, il dibattito verteva sui problemi del sonno. Il mio barista (non di fiducia) dichiarava con orgoglio di addormentarsi appena appoggia la testa sul cuscino, alle dieci di sera come alle due del mattino. L’altro, invece, lamentava di rigirarsi sul materasso per un bel po’ prima di prendere sonno.
Ed ecco arrivare la sentenza del barista, oggi in t‑shirt nera – dettaglio che riporto solo per cronaca. “Io mi stanco durante il giorno, quindi mi addormento subito. Evidentemente tu non ti stanchi abbastanza. Devi produrre di più!”
A quel punto sarebbe stato doveroso intervenire e spiegare che l’insonnia non dipende solo dal logorio fisico accumulato durante la giornata. E qualcosa in materia la so. Ma ho lasciato perdere: la scena sembrava più uno sketch da cabaret che un confronto fondato su argomenti scientifici. E mi sono fatto due risate.
Ripensandoci, però, quella battuta del barista – “non ti stanchi abbastanza, devi produrre di più” – mi ha riportato alla mente uno slogan che mi piaceva tanto: Produci, consuma, crepa. E si potrebbe aggiungere: riposa in santa pace, senza bisogno della melatonina.
Al prossimo caffè.

Commenti
Posta un commento