MI DIA DEL LEI!
Fino a qualche anno fa, le persone – quelle mai viste, sconosciute o con cui intrattenevo rapporti freddi e occasionali, tipo il barista che serve il cappuccino – mi si rivolgevano preferibilmente con il confidenziale “tu”. Qualcuno, addirittura, andava oltre chiamandomi “ragazzo”. Eppure, tutto questo accadeva quando avevo già superato i quaranta, se non i cinquanta. Confesso, con un pudore appena velato, che in quei momenti un po’ mi ringalluzzivo: era una bella botta di autostima, la prova concreta che gli sforzi per rimanere giovane non erano stati vani.
Da qualche tempo, invece – e lo riconosco con una punta di disincantata amarezza – quelle stesse persone, sempre sconosciute o interlocutori occasionali, tendono a rivolgermi il più formale “lei”. Segno inequivocabile che mi percepiscono come una persona di “una certa età”, con cui non è opportuno concedersi troppe confidenze.
Ci riflettevo proprio ieri, durante il mio allenamento settimanale in palestra, quello che lascia ormai strascichi sempre più fastidiosi sul fisico. Mentre mi concedevo una pausa tra un esercizio e l’altro per il tono muscolare delle gambe, un ragazzetto si è avvicinato chiedendomi quanto mi restasse – non da vivere, ma di serie da completare. E, naturalmente, mi ha dato del “lei”. Non posso dire di esserci rimasto male, ma suvvia: in certi luoghi si ha l’illusione di entrare in uno spazio dove le carte d’identità non esistono e siamo tutti uguali. In realtà non è così: i più giovani certe cose le notano eccome. I capelli non più nerissimi e ormai radi, qualche segno sul viso, la barba incolta con peli bianchi. E così, con la cortesia del “lei”, ti ricordano che il tempo passa, che loro sì sono giovani e tu no.
Lo si vede anche nei movimenti: freschi come rose dopo l’allenamento, mentre io torno a casa con la schiena dolorante e la necessità di qualche giorno di recupero. Ripenso allora al tempo che fu, quando riuscivo a praticare persino due sport al giorno e qualcuno mi chiamava “ragazzo”. Ma che vuoi farci? Il tempo scorre, e come diceva il saggio Carlo Mazzone, il pallone prima o poi si sgonfia per tutti.
Alla prossima.

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