LA ROMA E' UNA COSA SERIA (sfoghi settimanali)

Embè, ci sono rimasto proprio male. Chiedi de che? Del licenziamento del vecchio Claudio, il nostro maestro di San Saba. Quello che ci fece sognare un altro scudetto quindici anni fa, o giù di lì, e che lo scorso anno ha rianimato una squadra di cadaveri. Tanto che questi americani senza voce lo avevano pure nominato come loro consigliere. O, come dicevano quelli bravi, senior advisor. Che tradotto letteralmente significa: il signore consulente. 

E Ranieri signore lo è davvero: quello stile da baronetto inglese, quella postura da romano elegante, ironico, deciso, fiero ma mai sguaiato. Io ho sempre pensato che esistano due tipi di romani: quelli coatti, che ispirano i cinepanettoni, e gli altri, quelli che incarnano lo spirito millenario della città. Ironici, disincantati, mai grevi né triviali. Quelli che ti fanno una battuta senza offendere, che ci pensi un attimo e poi te fai una risata.

 

E comunque, questi americani che trattano la Roma come fosse un loro giocattolo — e non una cosa seria che determina l’umore e, talvolta, pure la salute di un sacco di gente — hanno deciso così. Tra l’allenatore, il piemontese di Grugliasco che pare che gli roda sempre er culo, e il maestro di San Saba, hanno scelto il primo. Carta bianca a Giampiero Gasperini che, comunque, ha iniziato bene vincendo a Bologna contro quella squadra maledetta che un mese fa ci ha buttato fuori dall’Europa in una serata assai mesta. 

Tre punti sì, però questo finale di stagione rischia di essere amaro. Perché quegli altri — sì, quelli che non voglio neanche nominare e che esistono solo per complicarci la vita — stanno in finale di Coppa Italia. E io me la sono pure vista la semifinale: tutti arroccati in difesa, assistiti dal VAR che annulla un gol buono all’Atalanta e da una fortuna che fa pensare all’aiuto di qualche stregone o fattucchiera. 

È stata una serata crudele: questi, con una squadra di scappati da casa, un presidente contestato e lo stadio vuoto, arrivano comunque a giocarsi una finale. E se dovessero pure vincerla, ci farebbero il dispetto di rimandarci in Conference League. La terza coppa europea, la meno prestigiosa, quella che abbiamo già vinto. Mentre loro disputerebbero l’Europa League, un gradino più in alto. E ti pare poco? Io con questi non vorrei perdere neanche a briscola o a tresette, tanto è il mio accanimento nei loro confronti. 

Però lo so: questa è la vita del tifoso. Come dice quella canzone intonata allo stadio sulle note di uno strepitoso brano di Fiorella Mannoia, che stava pure al Quarticciolo l’ultimo 25 aprile: gioie e giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui. E chi se muove, nonostante tutto. 

E sempre forza Roma.

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