LA TORTA DEL PRESIDENTE di Hasan Hadi
Ora, e in tutta onestà, non è che smaniassi per vedere
questo pregiato film, La torta del presidente, regia di Hasan Hadi,
premiato dal pubblico a Cannes 78. Però certe cose nella vita capitano,
succedono, e in fondo meglio così. Perché mi sono ritrovato davanti a una
storia ripescata dal regista nei ricordi della sua infanzia, davvero
interessante e ben costruita.
Siamo in Iraq, all’alba degli anni Novanta, in un
paese immiserito dall’embargo, dalla crisi economica e dalle guerre presenti o
imminenti. In un villaggio paludoso vive Lamia, nove anni, insieme alla nonna
Bibi, acciaccata e impegnata ogni giorno a garantirle almeno un pasto — uno
solo, quando va bene. La bambina frequenta la scuola con ottimi voti, prima
della classe in un’aula fatiscente e con un maestro pure un po’ stronzo.
Succede che questo maestro debba estrarre a sorte due
alunni per un “riconoscimento” che è più un accollo che un premio: in occasione
del compleanno del presidente Saddam Hussein, devono portargli frutta e una
torta. Lamia vince il secondo premio (premio si fa per dire) e la povera Bibi
cade nello sconforto. “Ma come? Non abbiamo i soldi per mangiare noi e dobbiamo
pensare al maestro e pure a Saddam?”
A quel punto la nonna decide di portare la bambina a
Baghdad, non — come crede Lamia — per cercare gli ingredienti della torta, ma
per affidarla a una famiglia in grado di occuparsene. La ragazzina però non ci
sta e scappa. Incontra un compagno di classe arrivato in città per cercare il
padre scomparso e, insieme, si muovono per le strade di Baghdad cercando di
sbarcare il lunario e di trovare farina, uova e lievito per il dolce da
consegnare al maestro “in nome di Saddam”. Tutto questo in una città dove la
gente, incattivita dalla miseria, farebbe di tutto pur di sopravvivere.
Per il resto, guardatevi il film: secondo me ne vale
la pena. È quasi una favola agrodolce — più agra che dolce — sorretta dalle
splendide interpretazioni dei due ragazzini e da un’ombra lunga, quella di
Saddam e della guerra in Iraq, che inevitabilmente rimanda all’attualità, dove
al posto dell’Iraq c’è l’Iran. In mezzo ci stanno sempre gli yankees, e per
quanto mi riguarda non è una bella cosa.
Film consigliato. Alla prossima sala.

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