NOI TIREREMO DRITTO (settimanale sull'elettore di destra)
E che ve devo dì? Solo che sto avvelenato, ecco. Ho saputo ieri di questa storia dello scostamento — o come si chiama — cioè il rapporto tra deficit e PIL che dovrebbe stare sotto il tre per cento. E invece, nonostante le acrobazie dell’ottimo Giorgetti — che, aho, è laureato alla Bocconi, quindi mica uno scarsa cani qualsiasi — non ce l’abbiamo fatta.
Però ai nostri governanti va riconosciuto il merito di aver fatto il possibile, di avercela messa tutta. Finanziarie redatte con la prudenza richiesta dalla difficile congiuntura economica (hai visto come mi sono raffinato? quasi quasi chiedo il Nobel per l’economia), nessuna spesa pazza, insomma. Tutto per arrivare al magico momento in cui quegli infami burocrati dell’Unione Europea ci avrebbero detto, loro malgrado: “Bravi, avete i conti a posto e ora finalmente potete allargare i cordoni della borsa”.
E a quel punto il governo avrebbe dato seguito al programma elettorale: finalmente la flat tax, per far pagare meno tasse a chi produce e guadagna, a ricchi e benestanti insomma, che i poveri, si sa, sono poveri perché se la vanno a cercare; e tanti benefit per tutti gli amici nostri. Così non avrebbero avuto scuse per non rivotarci anche alle prossime elezioni.
E invece niente. E l’ottimo Giorgetti, per nascondere il malumore per l’ingiusta sconfitta, ha dovuto sciorinare tutta la sua cultura, citando addirittura il povero Vujadin Boškov, che era un allenatore e non un filosofo, ma la sapeva più lunga di Platone.
E Giorgia nostra, giustamente, ha trovato qualcuno a cui accollare questa sconfitta. E a chi, se non a quel debosciato di Giuseppe Conte, l’avvocato dei Cinque Stelle, che quando stava al governo tirò fuori quella storia del superbonus: ti ristrutturavi casa e lo Stato ti ridava tutto, pure con gli interessi?
Giorgia nostra la sa lunga e mica scende dalla montagna del sapone. E che pensavate, che venisse in conferenza stampa davanti a un plotone di giornalisti — tutti, ovviamente, zecche di sinistra che esultano pure quando alla nazione va male — a dire: “Scusate, abbiamo sbagliato qualcosa, questo Paese cresce troppo poco e forse dobbiamo rivedere la nostra politica economica”? Ma siete matti?
No: Giorgia, scaltra com’è, ha evitato giornalai e giornalisti e ha usato i social, così comunica direttamente col popolo sovrano, senza mediazioni. E al popolo sovrano ha annunciato che non è colpa sua: lei lavora giorno e notte per il bene della nazione. La colpa è sempre degli altri, di quegli zozzoni di sinistra e di quel pentastellato di Giuseppe Conte che — diciamocelo — con questo superbonus ha fatto una bella cazzata, dandoci pure un alibi buono ancora per chissà quanto tempo.
E intanto il nostro governo continua a operare per il bene del popolo sovrano. E domani approveremo un altro decreto sicurezza: il quinto, pare, come gli scudetti di Roma e Lazio messi insieme.
E il presidente Mattarella non rompesse con questa storia della Costituzione che deve essere rispettata, o degli avvocati a cui vogliamo dare seicento e passa euro per ogni migrante, possibilmente negro o maranza, rimandato indietro. Perché a noi della Costituzione interessa il giusto. Anzi, ce ne freghiamo — come dicevano quelli della Repubblica di Salò — che il nostro presidente del Senato, il prode Ignazio, commemorerà il 25 aprile.
Altro che quei partigiani, dipinti come eroi, mentre alla fine erano peggio dei burocrati di Bruxelles che ci tarpano le ali.
Ma ricordatevelo sempre, brutte zecche di sinistra e feticisti della Costituzione e della Repubblica antifascista: noi andiamo avanti, come e più di prima. E come diceva lui, tireremo dritto.
A noi!

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