RENTAL FAMILY NELLE VITE DEGLI ALTRI di Hikari
Confortato dai buoni giudizi di amici che lo avevano
già visto, sono andato anch’io a recuperare Rental Family – Nelle vite degli
altri, diretto dalla brava regista giapponese Hikari. Siamo nella Tokyo di
oggi – città che, lo ammetto, mi piacerebbe visitare – e il nostro
protagonista, come in ogni film che si rispetti, è un attore straniero
trasferitosi in Giappone da qualche anno. È diventato celebre grazie a uno spot
di dentifricio, ma ora il suo momento d’oro è passato: vive di provini e attese,
finché non arriva una proposta di lavoro da una società di rental family,
quelle agenzie molto diffuse in Giappone che affittano attori per interpretare
ruoli richiesti dai clienti.
Philip – così si chiama – comincia presenziando a un
finto funerale con tanto di morto che resuscita, poi interpreta il falso marito
di una donna che deve scappare in Canada con la sua amante e ha bisogno di
mentire ai genitori bigotti, incapaci di accettare un matrimonio lesbico.
Durante questo finto matrimonio Philip ha un momento di cedimento: troppe
bugie, troppe identità prese in prestito.
Ma è nei due incarichi successivi che il film trova la
sua parte più bella e commovente. Prima Philip deve fingere di essere il padre
di una bambina per permetterle l’accesso a una prestigiosa scuola privata; poi
interpreta un giornalista che intervista un vecchio attore affetto da demenza
senile. In entrambi i casi entra troppo nel ruolo, mescolando realtà e finzione
in un modo che tocca lo spettatore. E arriva quella domanda disarmante della
bambina: «Perché voi adulti dite bugie così spesso?» «Perché è più
facile che dire la verità.»
Un film coinvolgente, tenero senza essere zuccheroso,
sorretto da una splendida interpretazione di un ottimo Brendan Fraser. Per
conto mio, assolutamente da vedere.
Al prossimo film.

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