LA ROMA DEI ROMANISTI di Stefano Colozza

Da lettore onnivoro, mi capita spesso di perdermi tra pagine dedicate allo sport e, in particolare, all’AS Roma. Ma c’è un piacere diverso, quasi raro, nel trovarsi davanti un libro che unisce calcio e passione con lo sguardo lungo e gli strumenti rigorosi di uno storico. È un incontro che non avviene spesso, e quando accade lo si riconosce subito.

Il volume in questione, La Roma dei romanisti, porta la firma di Roberto Colozza, studioso di storia contemporanea. Non è la solita cronaca di partite, classifiche e figure leggendarie: è piuttosto un’indagine sulle persone che hanno dato senso e sostanza a tutto questo. I tifosi. Quelli che, come ricordava Agostino Di Bartolomei, non sono semplicemente tifosi di calcio: sono tifosi della Roma. Una categoria a parte, un mondo a sé.

Colozza dedica questo primo tomo ai decenni che vanno dalla fondazione del 1927 fino al 1960, anni in cui la Roma non è soltanto una squadra, ma un fenomeno antropologico in formazione. Dalle sue pagine emerge una comunità che prende corpo e voce, che inventa rituali, linguaggi, appartenenze. Una città che si specchia in una squadra e una squadra che, quasi naturalmente, si carica sulle spalle l’immaginario di una città eterna, con tutto ciò che questo comporta: aspettative smisurate, grandezze presunte, successi solo in parte realizzati.

Affascinano le storie dei primi gruppi di tifosi, embrionali ma già sorprendentemente organizzati. Negli anni Trenta c’è chi si muove in gruppo per seguire la squadra, anticipando di decenni le trasferte come le intendiamo oggi. Negli anni Cinquanta nascono i primi club strutturati, come i circoli “Attilio Ferraris”, dedicati al primo capitano giallorosso, scomparso troppo presto. È un mondo che si costruisce pezzo dopo pezzo, e Colozza lo racconta con cura, attingendo a ogni fonte possibile: archivi, testimonianze, giornali, perfino scene cinematografiche che hanno immortalato la passione calcistica per la Roma.

I risultati e i campionati fanno da sfondo, ma il cuore del libro è altrove: nella folla, nei cori, nei volti, nelle storie minime che compongono una fede collettiva.

Per quanto mi riguarda — e lo dico da appassionato del genere — questo è un testo prezioso, stimolante, quasi necessario. Un primo volume che lascia il desiderio del secondo. Al prossimo libro.

 

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