TI AMO (LA ROMA E' UNA COSA SERIA)
Dice: “E te da che parte stai? Come ti schieri?”. E quelli che me lo chiedono mica parlano della polemicuccia tra quel bifolco di Donald Trump e il Santo Padre, quel democristiano di Prevost che si fa chiamare Leone XIV. Che, poi, se fosse quello il tema sarebbe tutto più semplice: come fai a dare ragione, pure per sbaglio, a uno come Trump? E senza contare che il vecchio Leone è uno dei nostri. Lupacchiotto vero: ci stanno pure le foto di qualche anno fa, lui al suo posto di combattimento sulle tribune dell’Olimpico a seguire la Magica.
Ma il nodo non è quello. Il dibattito che da giorni incendia Roma e dintorni è un altro: c’ha ragione Claudio Ranieri, consigliere dei proprietari americani — pure loro americani, sì, ma si spera meno stronzi di Trump — oppure Giampiero Gasperini da Grugliasco, allenatore di mestiere, uno che fino a qualche mese fa avremmo ricoperto d’insulti e che adesso cerchiamo di apprezzare, più o meno cordialmente?
Il fatto è noto. E per chi non lo conosce, pazienza: si vede che vive senza seguire, dalla mattina alla sera e pure nel sonno, i destini della mitica A.S. Roma. Prima della partita col Pisa, venerdì scorso, il vecchio Ranieri — il nostro maestro di San Saba — ha sbroccato di brutto. Altro che british style, lui che ha vinto pure una Premier col Leicester, una squadretta, compiendo una delle imprese più impossibili della storia del calcio. No: stavolta sembrava tornato ai tempi in cui bazzicava le strade di Testaccio. E gliel’ha detto chiaro al Gasp: che sta sempre a rompe, che vuole i giocatori forti, che a Trigoria non funziona niente, manco i medici, che paiono quelli del film di Alberto Sordi. Il medico della mutua, Guido Terzilli: quello faceva ridere. Quelli della Roma, invece, fanno ridere meno, perché i giocatori si fanno male tutti e non si riprendono più.
Il Gasp, comunque, dopo il tre a zero al Pisa, ha incassato con sobrietà. Anzi, non ha risposto proprio, anche se sentirsi dire che è stata la quarta o quinta scelta per la panchina della Roma non dev’essergli andato giù.
E qui, tra i tifosi romanisti — che adorano dividersi e discutere, perché quanto ci piace chiacchierare e avere la soluzione in tasca per tutti i problemi della squadra — mi pare che la maggioranza stia col tecnico di Grugliasco. Perché il mercato del direttore sportivo, difeso da Ranieri, è stato carente. E perché da noi, dove si vince così poco, serve uno che rompe li cojoni dalla mattina alla sera. E basta.
A me, però, un po’ dispiace. E sinceramente non riesco a biasimare troppo il maestro di San Saba. Quello che ci portò a un passo dallo scudetto nel 2010 e che l’anno scorso prese una squadra di cadaveri e la portò a un passo dalla Champions. Non perdevamo mai, anche se qualcuno, un po’ schizzinoso, diceva che giocavamo male. E se ti vuoi divertire, vattene a teatro: a me basta vincere uno a zero, di corto muso. E noi, peraltro, vinciamo così poco.
Ieri ho fatto gli auguri a un fraterno compagno romanista che compiva sessant’anni. Mi ha detto, tra il serio e il faceto, che in sessant’anni vedere solo due scudetti è una specie di fallimento. Ho riso, ma poi ho pensato che forse fosse più serio che faceto. Perché per noi la Roma non è un passatempo. Non è una passione ludica. La Roma è una cosa seria.
E quindi sì: la discussione tra Ranieri e il Gasp conta pure più di quella tra Trump e il vecchio Leone XIV.
E sempre forza Roma. Alla prossima.

Commenti
Posta un commento