TE FACCIO SAPE'
È successo anche ieri: un amico mi proponeva dei biglietti scontati per uno spettacolo teatrale. Era tardi, quasi notte, e io stavo chiudendo la giornata: spegnere la televisione, prendere la bottiglia d’acqua — perché senza acqua, di notte, non so stare. Insomma, tutte le scuse del caso. Non ero certo nelle condizioni mentali ideali per prendere una decisione efficace, concreta e definitiva. Meglio rimandare, senza però illudersi che “la notte porti consiglio”. Consiglio de che? Di andare o non andare a teatro? Ma su, dai.
Eppure stamattina ci ho ripensato. Quante volte mi
capita di dire a qualcuno “ti faccio sapere”? Che poi è una formula che ricorda
i colloqui di lavoro: quando ti dicono “le faremo sapere”, significa no. E lo
sa anche il candidato più ingenuo che quel “le faremo sapere” è un rifiuto
mascherato, e che deve cercare un’altra strada.
Nel mio caso, per fortuna, non ho mai dovuto fare
selezioni o colloqui. Il mio “te faccio sapè” nasce piuttosto dai miei
inevitabili dubbi amletici, che riaffiorano ogni volta che devo prendere una
decisione. Mi piace trascinare le cose, aspettare quasi che siano le
circostanze a decidere per me. Un impegno improvviso che mi impedisce di andare
a teatro proprio quel giorno, per esempio. Lasciarsi guidare dagli eventi: in
fondo c’entra qualcosa con il tema che mi ha accompagnato per tutta la
settimana, quello del libero arbitrio.
E allora forse è meglio dire subito un no, piuttosto che
liquidare qualcuno con un ambiguo “te faccio sapè”. Più onesto, no?
Alla
prossima.

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