GELATA
Stanotte è arrivato il gelo. Me ne sono accorto quando
ho trovato sui vetri della mia automobile sottili lastre di ghiaccio, per
fortuna già in parte sciolte. È bastato versarci un po’ d’acqua e strofinare
con un fazzoletto. Il ghiaccio rimasto si è trasformato lentamente in acqua, un
processo che, a guardarlo, dava persino una certa soddisfazione.
Così ho iniziato a riflettere sui piccoli fastidi
dell’inverno, in quei pochi giorni — almeno dalle nostre parti — in cui il
freddo è davvero pungente e le temperature sfiorano lo zero. A zero gradi
potrebbe perfino nevicare, e allora la memoria corre a quelle rare volte in
cui, nella mia vita, ho visto cadere fiocchi di neve sull’immortale Roma.
Probabilmente non nevicherà. Basterà coprirsi bene in
questi giorni gelidi, senza lamentarsi troppo.
Ci pensavo stamattina, appena uscito dal bar dove
avevo preso il mio solito decaffeinato a prova di reflusso gastrico, mentre mi
godevo la prima sigaretta della giornata — la migliore, perché la più lontana
dall’ultima (cit.). Mi sono posto una domanda ricorrente: è meglio il freddo o
il caldo? Per me è una domanda oziosa. Vivendo in una città non certo famosa
per le discese sciistiche, scelgo il freddo mille volte. Dal freddo ci si
protegge; dal caldo estremo, quello dei quaranta gradi, dell’umidità soffocante
e, soprattutto, dei tre mesi consecutivi, no. L’unico rimedio è rifugiarsi in
locali con aria condizionata, che però inquina e contribuisce al riscaldamento
climatico. Il più classico dei circoli viziosi.
Ma tant’è. Oggi mi godo — si fa per dire — questa
gelata invernale, con tutti i suoi fastidi, e preparo una bottiglia d’acqua per
togliere le piccole lastre di ghiaccio dal parabrezza. Senza lamentarmi troppo,
perché il peggio, quello del caldo insopportabile delle lunghe estati, deve
ancora arrivare.
Alla prossima.

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