METAL DETECTOR

Non sopporto i controlli di sicurezza. Probabilmente non sopporto proprio l’idea stessa di “sicurezza”, almeno per come viene declinata nelle politiche di ordine pubblico. Le famose politiche securitarie, insomma.

 

Quando devo prendere un aereo, però, mi adeguo. Passo al metal detector senza protestare: il timore di finire schiantato per colpa di un ordigno portato a bordo da qualche buontempone supera di gran lunga la mia insofferenza verso qualsiasi forma di controllo. 

Così, come dicevo, affronto il rituale del metal detector con olimpica pazienza e cristiana rassegnazione. Tolgo ogni oggetto metallico, cintura compresa, accatasto tutto nel contenitore a forma di canestrello, alzo le mani e attraverso quel piccolo tunnel sperando che il passaggio sia silenzioso e sobrio come quello di Mosè nel Mar Rosso. Perché, se qualcosa suona, scatta il secondo controllo: imbarazzante, con la gente che ti osserva chiedendosi cosa mai tu possa avere addosso. Droga? Armi? Boh. 

Mi è capitato più volte, così come mi sono capitate quelle “raffinatezze” di certi aeroporti dove ti fanno assumere pose improbabili per controlli più sofisticati. Riconoscimento biometrico, credo si chiami. In ogni caso, ne sono sempre uscito indenne: mai un imbarco negato, al massimo qualche bagnoschiuma sequestrato perché eccedeva i millilitri consentiti. 

Ci sono però controlli ben più fastidiosi. Quelli allo stadio, per esempio. Strutture che somigliano sempre più a carceri di massima sicurezza: devi mostrare il biglietto tre volte, insieme al documento, mentre steward e poliziotti ti frugano addosso alla ricerca di chissà cosa. Un fumogeno, un pezzo di fumo, un accendino potenzialmente lanciabile contro arbitro o avversari. Un rituale noioso, un’esibizione muscolare ostentata ai danni di semplici tifosi. E del resto gli stadi, negli ultimi anni, sono stati veri e propri laboratori per introdurre norme e divieti sempre più stringenti, traghettando lentamente il Paese verso uno stato di polizia. 

E ora, per chiudere il cerchio, arrivano i metal detector anche nelle scuole. Basterà che il preside — pardon, il “dirigente scolastico”, ormai con mentalità e postura da manager — li richieda. Come in aeroporto, solo che qui gli studenti non prenderanno alcun volo per andare lontano. Peccato. 

Alla prossima.

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