GRANDE E GROSSO
Questa mattina il vagone della metropolitana, linea B, sul quale sono salito era insolitamente poco affollato. Una bella sorpresa. Mi sono seduto in uno di quei posti laterali che permettono anche di appoggiare le braccia. Insomma, pensavo che ogni tanto qualcosa di buono succede davvero, quando alla fermata successiva è salito un tizio grande, grosso e aitante. Per carità, nulla di minaccioso: non aveva neanche quell’aria lombrosiana che ti fa temere il peggio per te e per gli ignari passeggeri intorno. Solo che era, come detto, grande e grosso. Quasi due metri, fisico da corazziere. E allora ho pensato: “E se questo si siede proprio qui, accanto a me, tra tutti i posti liberi?”
Non ricordo dove l’ho letto, ma dev’essere una legge non scritta: quando temi che accada qualcosa di spiacevole, puntualmente succede. Come quando c’è una punizione contro la Roma e pensi: “Eccallà, mo’ pjamo er gol”. E infatti lo prendi. Bisogna pensare positivo, insomma — e non per citare quel poveraccio di Jovanotti.
Detto fatto: il tizio si è seduto proprio accanto a me. Era talmente imponente che non riusciva neanche a entrare del tutto nel sedile, tanto da rinunciare ad appoggiarsi allo schienale. Io ho continuato a leggere il mio libro come se nulla fosse, facendo finta che nessun pensiero avesse bussato nella mia capoccia già affollata. Che avrei dovuto fare? Dirgli: “Scusa, ma tra tanti posti liberi proprio qui ti dovevi sedere?” Non era il caso di discutere, soprattutto con uno che, fisicamente, avrebbe potuto annichilirmi; quanno je pare!.
E poi, che colpa ne ha lui se è diventato così grande e grosso? In fondo, essere imponenti è spesso considerato un pregio. Io, invece, ho sempre preferito una stazza più contenuta. Mi piace essere di dimensioni ridotte: mi fa sembrare più giovane — o meno vecchio — agli occhi degli altri. E poi, come le utilitarie, entro ovunque: non rischio di sbattere la testa sui soffitti bassi o di ritrovarmi con i piedi fuori dal letto in un albergo poco attrezzato.
E come diceva mio nonno: “Più so’ alti e più so’ stronzi”. Una teoria senza alcun valore scientifico o statistico, ma che mi ha sempre fatto ridere. Più del tizio grande, grosso e aitante che si è seduto accanto a me in una tranquilla mattinata di gennaio. Che, comunque e alla fine, mi ha fatto sorridere lo stesso.
Alla prossima.

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